domenica 1 agosto 2010


No Cluster Bombs

Entra in vigore oggi 1 agosto 2010 la Convenzione che vieta l'uso, la produzione, lo stoccaggio e il trasferimento delle cosiddette "cluster bombs", o bombe a frammentazione, o a grappolo. Si tratta di armi a submunizioni, ovvero bombe che contengono all'interno decine di piccoli ordigni che si spargono sul terreno dopo l'impatto.


Ci si aspetta ora che l'Italia ratifichi tale Convenzione e che si facciano pressioni agli altri Paesi, Stati Uniti, Cina, Russia ed Israele, affinchè riconoscano il trattato.
C'è un piccolo dettaglio che vorremmo ricordare. E' possibile ancora oggi, al di fuori di tutte le convenzioni, vendere componenti o piccole parti di armi messe al bando senza che ne venga riconosciuta l'irregolarità.

Emergency 29 Luglio 2010
Riapre l'ospedale di Lashkargah' in Afganistan

Dopo le vicende di qualche mese fa notizie confortanti dal fronte afgano.
Torna ad essere operativo uno degli ospedali di guerra più attivi nella regione dell'Helmand.

Per info:


http://it.peacereporter.net/articolo/23238/Gino+Strada:+'Oggi+riapriamo+Lashkargah'

sabato 12 giugno 2010


Gaza, 12 giugno 2010, Nena News

L’Egitto continua a collaborare attivamente al blocco della Striscia di Gaza attuato da Israele negli ultimi tre anni. Il quotidiano di Algeri «al Khabar» riferisce che le autorità del Cairo hanno impedito l’ingresso nelle acque territoriali di Gaza ad una nave algerina con a bordo sette tonnellate di medicine e due di latte in polvere, nonostante un accordo raggiunto tra il ministero degli esteri algerino e il governo egiziano. La nave ha quindi fatto rotta verso il porto egiziano di al-Arish. A bordo ci sono alcuni deputati, pacifisti e uomini d’affari. Il dittatore egiziano Hosni Mubarak dopo l’uccisione di nove attivisti turchi della Freedom Flotilla da parte dei soldati israeliani lo scorso 31 maggio ha annunciato l’apertura a tempo indeterminato del valico di Rafah, tra Gaza ed Egitto. Il Cairo però continua ad ostacolare i convogli diretti a Gaza e impedisce l’ingresso nella Striscia delle merci vietate da Israele, in particolare il cemento e i materiali per l’edilizia. Intanto le proteste internazionali, seguite all’uccisione dei nove attivisti turchi, non hanno avuto alcun effetto concreto su Israele che continua ad attuare un blocco rigidissimo nei confronti di Gaza. L’Unrwa, l’agenzia dell’Onu che assiste i profughi palestinesi, ha comunicato che lo Stato ebraico ha concesso l'ingresso nella Striscia solo al 17 per cento del materiale necessario per completare due progetti edilizi - 151 appartamenti per sfollati a Khan Yunis - finanziati dalle Nazioni Unite. Per le costruzioni ha riferito l’Unrwa è stato autorizzato l'arrivo soltanto a 722 tonnellate di ghiaia e a 29 tonnellate di cemento. Riguardo la ricostruzione dell'ospedale al Quds, bombardato dalle forze armate israeliane durante l’offensiva «Piombo fuso» (dic 2008-gennaio 2009), Tel Aviv ha consentito l'ingresso soltanto di 20 tonnellate di cemento e quattro di acciaio. L'Onu ha precisato che da aprile in poi Israele ha consentito l’ingresso limitato di merci prima vietate: legname, alluminio, vestiti e scarpe.

(red) Nena News.

venerdì 11 giugno 2010

Comunicato stampa : FACO di Cameri ovvero l’ennesima sparata.

I giornali locali si stanno sbizzarrendo nel presentare come “grande opportunità” per il territorio novarese l’inizio dei lavori del FACO ( il capannone dal costo previsto di 605 milioni di euro)per l’assemblaggio del cacciabombardiere F-35 all’interno della base aerea di Cameri ( lavori che dovevano iniziare nell’ottobre del 2008) ma a causa della lievitazione dei costi del caccia da parte della Lockheed Martin, in concomitanza con la crisi economica globale, hanno messo in forse l’intero progetto. I comitati di affari e le lobby degli armamenti, che si erano impegnati per mettere le mani sull’immenso giro di miliardi ( 14 miliardi di euro per l’F-35) sentivano che l’affare poteva sfumare avevano cominciato a mugugnare per questo sono intervenuti a varie riprese il ministro della difesa La Russa e il sottosegretario Corsetto per tranquillizzare la famelica consorteria non hanno trovato di meglio che fare partire i lavori per il capannone per gettare un po’ di fumo negli occhi a tutti. E’ vergognoso che in un momento di crisi come questo dove tutti vengono chiamati a fare “sacrifici”, addirittura le famiglie devono dare agli studenti la carta igienica e i gessetti a loro spese perché non ci sono i soldi, assistiamo a uno sperpero di denaro pubblico per le inutili spese per gli armamenti e per la guerra ( la guerra solo in Afganistan costa agli italiani 1,5 milioni di euro al giorno). Tanto per sgombrare il campo da notizie volte a gettare fumo negli occhi dei cittadini diciamo che l’appalto aggiudicato dall’impresa Maltauro di Vicenza per 150 milioni di Euro (quasi 300 miliardi delle vecchie lire), sono solo per la costruzione del capannone prefabbricato, questa è la prima trance che và interamente nelle tasche dell’impresa Maltauro e che utilizzerà solo alcune decine di dipendenti della stessa azienda vicentina. Quindi la “torta” dell’appalto andrà ad esclusivo beneficio della Maltauro stessa, con ricadute quasi nulle sul territorio. Siamo certi che i vari “comitati d’affari” e i sostenitori della fabbrica della morte non dormiranno sonni tranquilli. L’Assemblea permanente e il movimento nowar continuerà la sua battaglia per impedire che le immense risorse destinate agli armamenti e alla guerra siano bloccati e investiti in attività utili a tutta la popolazione.

Assemblea Permanente NO F-35

Per info: info@nof35.org

www.nof35.org ci trovi anche su facebook


Novara, 09/06/2010

domenica 30 maggio 2010

Dossies FINMECCANICA

da Peacereporter
28/05/2010
Utile netto in crescita e produzione prevalente bellica

Scritto per noi da
Stefano Ferrario

Il consiglio di amministrazione di Finmeccanica ha approvato i risultati per il 2009 riconoscendo, rispetto all'esercizio 2008, una crescita dell'utile netto pari al 16 percento; i ricavi crescono del 21 percento, "superiori alle previsioni". L'incremento degli ordini è del 20 percento. Il portafoglio ordini, per un totale di 45.143 milioni di euro, è equivalente "a circa due anni e mezzo di produzione". Il dividendo sarà di 41 centesimi di euro per azione, come nel bilancio dello scorso anno.
Ricordiamo che compongono il gruppo Finmeccanica le aziende: AgustaWestland (elicotteri), SELEX, Galileo Avionica, Elsag Datamat, DRS Tecnologies, Vega Group (elettronica per la Difesa e Sicurezza), Alenia Aeronautica, Alenia Aermacchi (aeronautica), Telespazio, Thales (Spazio), Oto Melara, Wass, MBDA (sistemi di Difesa), Ansaldo Energia (Energia), Ansaldo STS, AnsaldoBreda (Trasporti).
La produzione bellica continua ad essere, anche nel 2009, quella prevalente: come possiamo notare dalla tabella sottostante Finmeccanica dichiara che i settori di Aerospazio e Difesa (dove si concentra la maggiore percentuale di produzione militare rispetto a quella civile) raggiungono l'81 percento degli ordini totali e il rimanente 19 percento è coperto da Ansaldo; attenzione però a questo dato, poiché Ansaldo Energia molto probabilmente riceverà l'appalto per costruire le centrali nucleari italiane.

La tabella ci dà molti spunti, oltre alla connotazione bellica della holding. Possiamo, ad esempio guardando alle ultime due righe della tabella, considerare la ricchezza prodotta dai vari settori. Al primo posto vi è l'elettronica per la difesa e sicurezza (con il 37 percento dei ricavi e il 41,4 percento d'addetti); qui vi è il sostanziale contributo dato dall'acquisizione, da parte di Finmeccanica, della statunitense DRS Tecnologies con i contratti cospicui per l'ambito militare (visori notturni, sistemi di puntamento e così via) e lo sviluppo e vendita del dispositivo TETRA di controllo elettronico del territorio. Poi vi sono, vicini, il settore degli elicotteri e quello aeronautico con, rispettivamente il 19,1 percento e il 14,6 percento dei ricavi (con, nel primo caso, il 14,2 percento d'occupati e, nel secondo caso, il 18 percento d'occupati). Qui sono da evidenziare le grosse commesse per i 16 elicotteri "Chinook" per l'Esercito italiano e la produzione del cacciabombardiere "Eurofighter" per l'Aeronautica militare italiana (121 velivoli).
Va anche rilevato che i sistemi di difesa (cannoni, torrette per navi, missili, ecc.) costituiscono circa un decimo del portafoglio ordini.
Come si esplica dalla tabella, il made in Italy nel settore bellico non conosce crisi e continua ad essere la punta di diamante dell'economia italiana; fatto di cui non bisogna stupirsi nell'attuale ‘clima' mondiale di guerra permanente (così come la definiscono numerosi analisti politici).

28/05/2010

Finmeccanica: sistemi a infrarossi per esercito Usa

DRS Tecnologies, gruppo Finmeccanica, si è aggiudicata lo scorso 14 settembre un contratto da 1,9 miliardi di dollari dall'Esercito degli Stati Uniti

Scritto per noi da
Stefano Ferrario

DRS Tecnologies, gruppo Finmeccanica, si è aggiudicata lo scorso 14 settembre un contratto da 1,9 miliardi di dollari dall'Esercito degli Stati Uniti per la fornitura di tecnologie ad infrarossi. Il contratto comprende ordini per l'Esercito, la Marina, i Marines, l'Aeronautica e il Comando Operazioni Speciali statunitensi.
Avevamo recentemente parlato di DRS su Peacereporter per i diversi contratti ricevuti durante quest'estate, sempre dalle forze armate degli USA. Questa commessa è di grand'entità e supera di quasi quattro volte, la somma dei contratti ‘estivi' di cui si è ora accennato.
Non sono apparecchiature di poca rilevanza o ‘passive' in un'azione di guerra.
Tutt'altro; infatti, i sistemi ad infrarossi "consentono ai veicoli ruotati tattici e da combattimento di operare in sicurezza" in condizioni di visibilità particolarmente critiche causate da fumo, nebbia, sabbia o altri agenti. L'utilizzo delle avanzate tecnologie ad infrarossi per la visualizzazione e l'elaborazione delle immagini permette, dunque, ai militari alla guida di carri armati e di numerosi altri mezzi da combattimento come "Bradley", "Stryker" e "Humvee" e ad "altri veicoli ruotati tattici medi e pesanti di rilevare e gestire potenziali minacce, di giorno e di notte."

28/05/2010

L'intesa si inserisce nell'ambito di un accordo più ampio per la fornitura complessiva di 15 M-346 "Master" e relativo supporto.

Scritto per noi da
Stefano Ferrario

Finmeccanica, attraverso la sua società Alenia Aermacchi, basata a Venegono Inferiore (Varese), e la Direzione Generale degli Armamenti Aeronautici (ARMAEREO) hanno firmato il 10 novembre 2009 a Roma un contratto, di entità pari a 220 milioni di euro, per la fornitura all'Aeronautica Militare di 6 velivoli da addestramento avanzato M-346 "Master" (la cui sigla identificativa per le forze armate è T-346A) e dei relativi simulatori di volo, che insieme costituiscono un sistema addestrativo integrato.
L'intesa si inserisce nell'ambito di un accordo più ampio per la fornitura complessiva di 15 M-346 "Master" e relativo supporto. Infatti, il contratto include anche il supporto logistico, l'addestramento del personale militare e la realizzazione di una parte della piattaforma logistico-infrastrutturale destinata all'addestramento ed alle operazioni a terra comprendente le aule multimediali e una nuova linea di volo dedicata all'M-346 "Master", che sarà costruita presso la Scuola di Volo di Lecce, dotata di hangar di ricovero e servizi per la manutenzione del velivolo.
I primi due M-346 Master, la cui consegna è prevista per la fine del 2010, saranno inizialmente assegnati al Reparto Sperimentale Volo presso la base aerea di Pratica di Mare, nei pressi di Roma. L'Aeronautica Militare riceverà gli altri quattro velivoli entro il 2011 e sarà così la prima forza aerea al mondo a disporre di una linea d'addestramento basata sull'M-346 "Master", l'aereo più moderno disponibile oggi sul mercato per l'addestramento dei piloti militari che voleranno, ad esempio, sugli "Eurofighter" (121 sono quelli in produzione per l'Italia e in parte già operativi) e sugli F35 "Joint Strike Fighter" (il cui ordine è di 131 cacciabombardieri).
"Questo accordo testimonia la proficua collaborazione tra il Gruppo Finmeccanica, il Ministero della Difesa, il Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministero dell'Economia e delle Finanze, e l'Aeronautica Militare", sottolinea Finmeccanica, ed è il primo importante passo per la commercializzazione dell'M-346 "Master" a livello internazionale.
Molti paesi in tutto il mondo stanno infatti valutando un futuro inserimento operativo dell'aereo presso le loro scuole di volo. Tra questi gli Emirati Arabi Uniti, che hanno recentemente selezionato 48 M-346 "Master", che è anche l'addestratore favorito per le forze aeree degli Stati Uniti; se dovesse vincere la gara, il Pentagono offrirà una sicura ingente commessa all'azienda varesina.

giovedì 15 aprile 2010



Partecipate alla Manifestazione

"Io sto con Emergency"

Sabato 17 Aprile - San Giovanni - Rm - ore 14,30


giovedì 25 marzo 2010

“Piombo fuso” su Gaza: una guerra giusta?

Una giusta guerra di risposta ad attacchi terroristici.


Così è stata definita l’operazione Piombo fuso che si è abbattuta dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009 sulla popolazione palestinese della Striscia di Gaza provocando 1400 morti di cui 900 civili e più di 5000 feriti.

Il timore di prendere posizione ha paralizzato la comunità internazionale di fronte ad un massacro che nessuno ha avuto la forza e l’autorità di impedire.

Un silenzio della politica e delle coscienze che è stato interrotto in maniera flebile solo da qualche rara dimostrazione di solidarietà. Come quella svoltasi nella piazza della pace di Ciampino il 9 gennaio del 2009 dove abbiamo invitato glia amici di Angelo Frammartino, giovane volontario di Monterotondo che ha dato la vita per la pace a Gerusalemme, nel 2006, mentre era impegnato in un progetto di sostegno ai bambini che vivono il dramma del conflitto israelo-palestinese. Quel momento di silenzio e partecipazione ci ha permesso di conoscere la presenza di famiglie palestinesi residenti da anni nel nostro territorio.

L’occasione di presentare il libro di Nandino Capovilla, referente nazionale di Pax Christi, sulla comunità cristiana di Gaza vuol dire dare spazio alle ragioni della convivenza, di chi riesce a costruire ponti e non muri. Come accade per il movimento Combatants for Peace,che riunisce ex soldati israeliani ed ex prigionieri palestinesi che, dopo aver sperimentato personalmente l’inutilità della guerra, attraverso la non violenza, puntano alla riconciliazione dei due popoli.

La consapevolezza di poter raggiungere la pace solo attraverso l’incontro e il dialogo non comporta affatto l’oblio di quanto avvenuto a Gaza e delle attuali pericolose conseguenze di quella guerra.

Non possiamo essere così ipocriti dal predicare la pace quando le nostre convivenze sono quotidianamente messe in pericolo da banali questioni condominiali. Basti pensare alla nostra stessa cultura contadina, dove la disputa sulla proprietà della terra accompagna con il rancore intere generazioni.

Affrontare la questione del bombardamento di Gaza

  • Vuol dire accettare la sfida di chi dichiara che una guerra possa essere giusta.
  • Vuol dire accettare il confronto, rifiutando di consegnare la storia e la vita di ciascuno di noi ad un destino di scontro e prevaricazione.
  • Vuol dire impegnarsi qui ed ora a tessere una trama di rapporti tra persone inserite nello stesso destino di giustizia e pace.

Mercoledì 7 aprile 2010, ore 18.30

Ciampino Sala Consiglio comunale

Via IV Novembre

Associazione Ottantanove - Associazione Teresio Olivelli

www.senzapatria.org


domenica 21 marzo 2010

SPESE MILITARI

La Corte dei conti Usa: prezzo raddoppiato e ritardo di due anni per il progetto internazionale

Manlio Dinucci




Il costo del cacciabombardiere F-35 Lightning II è lievitato da 50 a 113 milioni di dollari per aereo: ne dà notizia Il Sole 24 Ore (18 marzo). Non è uno scoop: un anno fa avevamo scritto su il manifesto (15 aprile 2009) che «il caccia verrà a costare più del previsto». Lo provava già allora il fatto che, per acquistarne 131, il governo italiano aveva deciso di stanziare 12,9 miliardi di euro.

Ora la Corte dei conti Usa conferma che il costo è quasi raddoppiato e, di fronte un ritardo di due anni e mezzo sui tempi previsti, il Pentagono chiede alla Lockheed di modificare il contratto e trasformarlo a prezzo fisso. Il Congresso dovrà riapprovare il programma, il più costoso della storia militare Usa (323 miliardi di dollari per 2457 aerei) «benché nessuno si aspetti un suo ridimensionamento».

Nel Parlamento italiano invece tutto tace, grazie al fatto che la partecipazione al programma dell’F-35 è sostenuta da uno schieramento bipartisan. Il primo memorandum d’intesa venne firmato al Pentagono nel 1998 dal governo D’Alema; il secondo, nel 2002, dal governo Berlusconi; il terzo, nel 2007, dal governo Prodi. E nel 2009 è stato di nuovo un governo Berlusconi a deliberare l’acquisto dei 131 caccia che, a onor del vero, era già stato deciso dal governo Prodi nel 2006. L’Italia partecipa al programma dell’F-35 come partner di secondo livello, contribuendo allo sviluppo e alla costruzione del caccia.
Vi sono impegnate oltre 20 industrie, tra cui Alenia Aeronautica, Galileo Avionica, Datamat e Otomelara di Finmeccanica e altre come Aerea e Piaggio. Negli stabilimenti Alenia verranno prodotte oltre 1200 ali dell’F-35. Presso l’aeroporto militare di Cameri (Novara) sarà realizzata una linea di assemblaggio e collaudo dei caccia destinati ai paesi europei, che verrà poi trasformata in centro di manutenzione, revisione, riparazione e modifica. A tale scopo il governo ha stanziato 605 milioni di euro, presentandolo come un grande affare per l’Italia: non dice però che, mentre i miliardi dei contratti per l’F-35 entrano nelle casse di aziende private, i miliardi per l’acquisto dei caccia escono dalle casse pubbliche.
Intanto l’aeronautica italiana continua a ripetere che «vuole il caccia F-35» e lo stesso fa la marina. Intervistato dal Sole 24 Ore (5 febbraio), il gen. Giuseppe Bernardis, nuovo capo di stato maggiore dell’aeronautica, ha detto che «i soldi per l’acquisto di nuovi velivoli sono sufficienti», ma scarseggiano quelli per l’addestramento.
Per far tornare i conti, l’aeronautica vuole limitare l’acquisto del caccia Eurofighter Typhoon (costruito da un consorzio europeo) a 96 aerei anziché 121, e cerca di vendere una ventina di Typhoon di seconda mano alla Romania e altri paesi. Si dà quindi priorità al caccia della Lockheed, superiore (garantisce Il Sole 24 Ore) per la sua «invisibilità e la sua capacità di attacco». Una scelta non solo militare ma politica, che lega l’Italia ancora più strettamente al carro da guerra del Pentagono.

(il manifesto, 20 marzo 2010)

www.disarmiamoli.org

giovedì 4 marzo 2010

Crimini di guerra in Afganistan


Il fondatore di Emergency conferma quanto dichiarato su RaiTre. Interpellanza del Pd sulla sua denuncia
Gino Strada conferma le dichiarazioni sui crimini di guerra in Afghanistan. L'interpellanza del Pd? "Un buon segnale, ma dal quale mi aspetto ben poco".



http://it.peacereporter.net/articolo/20563/Gino+Strada:+crimini+di+guerra+in+Afghanistan


E pensare che le bombe da mortaio illuminanti da 81mm, le cosiddette armi convenzionali, utilizzate per aprire la strada ai bombardamenti sono prodotte anche dalla Simmel Difesa SpA di Colleferro e vendute al Regno Unito in grandi quantità. 
E' davvero singolare che l'azienda abbia anche un codice etico

L'etimologia della parola etica è "relativa al costume, abitudine, uso, consuetudine". La scienza della morale, ossia che insegna a governare i nostri costumi. Appare evidente che per i signori della guerra è considerato costume costruire ordigni di morte.

Alberto Valleriani

sabato 6 febbraio 2010

Sue Glenton sarà in Italia il 16 febbraio per un giro di conferenze e incontri.
A Roma ci sarà un incontro pubblico alle ore 18,30 alla Comunità di Base San Paolo in via Ostiense 152/b.
Incontro organizzato dalla
Rete Nazionale Disarmiamoli; Rete Semprecontrolaguerra; Comunità Cristiana di Base S.Paolo; Associazione Italia-Iraq

Joe e Clare Glenton rifiutano di uccidere in Afghanistan
Ora il soldato britannico può prendere dieci anni
COME POSSIAMO APPOGGIARE JOE GLENTON

Indirizzo e-mail protetto dal bots spam, deve abilitare Javascript per vederlo
Diciamo all'esercito e ai politici di LASCIAR CADERE I CAPI D'ACCUSA. Modello di lettera su www.refusingtokill.net
Facciamo un'azione il giorno del processo del Caporale Joe Glenton - provvisoriamente fissato per il gennaio 2010.  Contattateci per i dettagli: payday@paydaynet.orgIndirizzo e-mail protetto dal bots spam, deve abilitare Javascript per vederlo
Facciamo circolare le informazioni tra amici e parenti.
Il primo soldato britannico a parlare in pubblico contro la guerra in Afghanistan
Il Caporale Joe Glenton, di 27 anni, si arruolò nell'esercito nel 2004 e venne inviato a Kandahar in Afghanistan nel 2006.  Mentre l'esercito e i politici dichiaravano che le truppe britanniche erano là per aiutarli, Joe Genton fu scioccato nel vedere che gli Afghani combattevano contro di loro.  Pieno di vergogna e disilluso, si assentò dall'esercito senza permesso nel 2007, costituendosi due anni dopo. Accusato di diserzione, se viene condannato può prendere dieci anni di prigione. L'esercito ha cercato di impedirgli di parlare, ma non c'è riuscito (video).  Joe ha continuato a parlare dello scontento delle truppe.  La notizia della sua presa di posizione si sta diffondendo a livello internazionale, compresa la stampa europea.
Caro Gordon Brown, le sto scrivendo da soldato che presta servizio nell'esercito britannico. La mia preoccupazione fondamentale è che il coraggio e la tenacia dei miei commilitoni sono diventati uno strumento della politica estera USA. La guerra in Afghanistan non riduce il rischio del terrorismo, invece di migliorare la vita degli Afghani porta morte e distruzione nel loro paese. La Gran Bretagna non dovrebbe esserlo.
Joe Glenton (Agosto 2009)

"Mentre il numero dei soldati britannici morti raggiunge i 204 in otto anni di guerra, mi chiedo: 'Quanti altri ancora, Primo Ministro?' Esorto il governo britannico a metter fine a tutto il dolore e alle sofferenze di questi uomini e donne coraggiose e delle loro famiglie... Mio marito ed io siamo uniti in questo.  Tutto quello che chiedo è che tutti gli uomini e le donne esaminino la propria coscienza e arrivino alle proprie conclusioni."
Clare Glenton (Luglio 2009)



mercoledì 3 febbraio 2010

 Rete per la Tutela della Valle del Sacco
“Colleferro tra i Veleni di Stato”

Nel Febbraio 2007 è stato pubblicato dal Coordinamento Contro La Guerra Valle del Sacco un dossier sull’industria bellica a Colleferro, ripreso su internet (www.peacelink.it), che riportava il collegamento tra il regime di Saddam Hussein e le responsabilità dell’allora azienda locale di armamenti nel tacere da dove provenissero alcuni dei materiali che portarono gli ispettori dell’ONU a “pensare” che l’Iraq possedesse armi di distruzione di massa. Copia dei razzi Medusa81 prodotti dalla Snia BPD vennero trovati dagli ispettori e considerati impropriamente tubi per l’arricchimento dell’uranio. Oggi veniamo a sapere che le armi di distruzione di massa sono state prodotte fino al 1982 dalla stessa Snia BPD in disprezzo di tutte le convenzioni internazionali che già dagli anni trenta bandivano questo tipo di produzioni, come scrive Gianluca Di Feo nel suo libro “Veleni di stato”, pubblicato da Rizzoli nel novembre scorso: “Una prova indiscutibile è stata scoperta nel quartier generale dei programmi segreti di Saddam Hussein, un punto fermo nelle voci che si sono accavallate per decenni. È un documento inedito, ottenuto grazie alla collaborazione di Stefania Maurizi, una delle migliori reporter investigative sulla proliferazione di armamenti proibiti. Si tratta di un rapporto recuperato dagli ispettori delle Nazioni Unite incaricati di smascherare i disegni apocalittici dell’ultimo rais. Quindici pagine di cianografie con i disegni di proiettili a gas progettati e sperimentati a Colleferro all’inizio degli anni Ottanta, un’altra capitale della chimica bellica italiana, ai confini tra la provincia di Roma e quella di Frosinone. L’intestazione è esplicita: Bpd Difesa-Spazio, la storica Bombrini-Parodi-Delfino che si è poi fusa con la Snia Viscosa. La firma è quella dell’ingegnere Angelo Cognini, capo dei laboratori balistici. Titolo: Prove sulla frammentazione dei proiettili e la dispersione dei liquidi. Data: 8 Luglio 1982.”(pag. 232). Queste rivelazioni vanno a confermare che nella Snia BPD era possibile, attraverso la segretezza militare e la mancanza di efficaci controlli, effettuare operazioni commerciali a discapito della regolarità delle operazioni. I misteri della Snia BPD sono stati affrontati in precedenza da una nostra comunicazione estratta dalla sentenza-ordinanza sulla strage di Ustica in cui veniva riportata la posizione dell’azienda di Colleferro sulle prove effettuate ai resti del Mig libico caduto a Castelsilano presumibilmente lo stesso giorno dell’abbattimento del DC-9 Itavia. Il dossier citato da Di Feo prosegue descrivendo quali armi e come venivano prodotte, testate e modificate: “Il dossier contiene i progetti di diverse testate. Quattro diversi proiettili per cannone di grande calibro e soprattutto il Firos25, un razzo speciale ideato dai tecnici di Colleferro. Tutta l’operazione condotta a Colleferro per conto di Saddam Hussein è altamente insidiosa. I disegni infatti mostrano come trasformare normali munizioni in armi chimiche: ci sono le sezioni dei detonatori e tutte le informazioni per gestire la metamorfosi poi negli stabilimenti sull’Eufrate. I cannoni del Rais sarebbero così diventati strumenti di una morte invisibile dispersa su centinaia di chilometri. Una beffa alle convenzioni internazionali che hanno messo al bando le armi chimiche sin dagli anni Venti: le hanno proibite perché disumane. Alla Snia-Bpd rispettano la forma della legge: nei test non usano gas ma polveri innocue o miscele di acqua e zucchero, che simulano esattamente le sostanze letali poi usate dagli iracheni. Ma l’azienda ridicolizza la sostanza del divieto, riuscendo con pochi interventi tecnici a moltiplicare la potenza distruttiva del despota di Bagdad: poche modifiche, descritte nei piani tecnici che avrebbero fatto diventare i proiettili dei terribili messaggeri di gas. È proprio il Firos” gittata 25Km “a dare le maggiori soddisfazioni nelle prove, condotte sul poligono della fabbrica laziale: <>. Oltre nove metri di raggio, destinati a venire contaminati con iprite e mostarda.” Gli effetti di tali sostanze provocano “scarnificazione dei corpi e blocco dei polmoni” e consenso da parte degli iracheni che con l’utilizzo hanno provocato una contaminazione di “milioni di metri quadrati di terreno.”…. “La stessa cosa è accaduta con le munizioni per gli obici da 155 millimetri, modificati per sganciare nubi che non davano scampo.” (pag. 233-234). Il libro di Di Feo contiene anche molte altre indicazioni sull’utilizzo, sulla produzione, sullo stoccaggio e sullo sversamento di armi chimiche fuori e dentro il territorio italiano, nei mari, nei deserti e nei depositi, dai primi anni del ‘900 fino ad oggi. La filiera dei gas bellici, secondo la mappa dei servizi segreti inglesi ai tempi della seconda guerra mondiale, comprende anche “officine di produzione capaci di contribuire con quantità limitate...” e gestite “dall’Aeronautica a Frosinone…” (pag. 54). Noi vogliamo solo rendere note informazioni per cercare verità sul nostro territorio. Ci viene da pensare se non sia il caso di andare a controllare cosa ci possa essere nei vecchi depositi o nelle gallerie, situati all’interno del comprensorio industriale di Colleferro e di cui ex-dipendenti della Snia BPD potrebbero esserne a conoscenza. Vorremmo sapere quali sono le perimetrazioni del poligono utilizzato da Snia Bpd, prima, e Simmel Difesa SpA, che poi ne ha rilevata la posizione commerciale, se vi sono stati fatti test anche con sostanze chimiche e se ne è prevista la caratterizzazione del terreno. Parlare di cementificazione di tali luoghi potrebbe significare voler seppellire definitivamente lati oscuri della storia italiana. A tal proposito se l’amministrazione del Comune di Colleferro, invece di proporre piani di urbanizzazione con il neo-PUGC (Piano Urbanistico Generale Comunale), non chiederà a chi spetta di desecretare l’area, protetta da un decreto regio del 1941, per permettere poi agli enti preposti il controllo per constatare l’eventuale esistenza di stoccaggio di materiale chimico-bellico, con rapporti dettagliati e comunicati alla cittadinanza, diventerà necessario attivare  gli organi ambientali nazionali ed europei attraverso le forme giuridiche che ci sono permesse.

Valle del Sacco, 22 gennaio 2010 

mercoledì 23 dicembre 2009

Lettera aperta a “I Signori della Guerra”


Dire che produrre armi sia divertente è l’ultima cosa che avrei potuto ascoltare da una qualsiasi persona su questo pianeta. Evidentemente anche noi cosiddetti attivisti facciamo degli errori di valutazione credendo che ci sia un limite alla stupidità umana. Il giorno 4 Dicembre si festeggia Santa Barbara, patrono di Colleferro protettrice tra l’altro anche degli addetti alla preparazione e custodia degli esplosivi. L’amministrazione di Colleferro in collaborazione con la Simmel Difesa SpA, azienda produttrice di armamenti, celebra questa giornata con un tour all’interno del comprensorio ex- Snia BPD passando per i luoghi rappresentativi di una civiltà industriale oramai al declino. Si parte dal sacrario che ricorda lo scoppio del tritolo nel 1938 che provocò la morte di 60 persone e il ferimento di 1500; si passa per il luogo dove è avvenuto lo scoppio e ci sia avvia con pulmann verso la Simmel Difesa. Quasi 4 chilometri di boschi, mai visti prima, intervallati da costruzioni riconducibili alla vecchia urbanistica industriale. Arrivati sul posto in direzione Artena ci si sofferma su una lapide e qui si ascoltano le parole del rappresentante Simmel che utilizza il termine divertente per definire il lavoro nell’azienda. Sento nell’aria un senso generale di disapprovazione su quanto detto, o forse è solo una mia sensazione. Oppure è la mia forte disapprovazione che mi fa pensare che ce ne sia altra intorno a me. Ci si sposta verso il luogo del rinfresco imbattendosi in dissuasori utilizzati per aree pedonali che riproducono nella forma proiettili da artiglieria. Entrando nella sala ci troviamo in bella esposizione una mostra di produzione che, utilizzando un paragone sicuramente poco appropriato, suscita in me la stessa sensazione di un bambino che entra in un negozio di giocattoli. Riconosco quasi tutte le tipologie di armamenti. Ho passato giornate intere a studiarle però vederle in foto è una cosa, dal vivo un’altra. Avverto sguardi intorno a me. Sicuramente è una mia impressione. Forse mi considerano il male. Non c’entro nulla in questo posto e non godo del rinfresco. Ravviso la necessità di descrivere a qualcuno che alcuni componenti utilizzati per il lancio di proiettili definiti “convenzionali” - aggettivo che definisce convenzionale anche la guerra-, permettono il lancio anche dei BCR (Bomblets Cargo Round) contenenti 63 sub-munizioni ormai messi al bando dai trattati internazionali firmati anche dal nostro paese. Il problema è che la tecnologia dei BCR è in dotazione alle aziende israeliane e di conseguenza alle forze armate di questo paese, che non hanno sottoscritto tali trattati. Questo ribadisco ad un dirigente che si inserisce nel discorso. Continuo chiudendo che in questo modo le normative possono essere aggirabili in quanto io azienda posso non produrre cluster-bombs, ma solamente alcuni componenti per renderle funzionali. Mi viene anche in mente che il Governo italiano continua ad avere rapporti preferenziali con Israele che ha sganciato milioni di queste bombe a grappolo sul Libano, ma questo non lo dico per non inasprire il discorso. Vorrei avere una risposta perché è questo il mio intento. Vorrei vedere come se la cava. Ebbene un’affermazione la ottengo è questa: “allora dovremmo condannare la FIAT perché con le automobili ci fanno le autobombe”. Signor dirigente lei forse sa chi sono io e anche se ciò non fosse avrebbe dovuto cercare una risposta diversa anche se è molto difficile trovarne di adeguate. Ma a me va bene così perché mette a nudo la sua incapacità nel riconoscere la differenza tra il bene e il male, perché mette a nudo il suo mestiere di signore della guerra, parte integrante di un sistema che considera gli esseri umani attraverso il risultato delle sue produzioni di morte, che mette a nudo il suo necessario bisogno di approvazione su quanto propone a questa società. Il male non sono io a questo punto, credo sia proprio lei rispettoso del codice etico declamato sul sito internet della sua azienda. Ma non è finita qui. Su un piedistallo vedo un razzo e ai suoi piedi un mini-presepe, a fianco un albero di natale. Dentro di me lo considero un sacrilegio anche se non sono un praticante delle religioni, ma sicuramente è un qualcosa che mi porta a pensare ai perché . Dopo le varie preghiere in ogni sosta durante questa visita forse sarebbe stato opportuno dirne qualcuna anche qui almeno per sottolineare l’inadeguatezza di questa rappresentazione: Il cerchio della vita visto dalla parte dei signori della guerra.



Alberto Valleriani

domenica 13 dicembre 2009

Ignobel per la pace


CONTRODISCORSO. OBAMA TI CONTESTO

di Nella Ginatempo

Col discorso pronunciato a Oslo, nel ritirare il premio Nobel per la pace, il presidente Barack Obama ha simbolicamente distrutto la causa della pace nel mondo. Se avesse semplicemente rifiutato il premio con la motivazione che la guerra è necessaria, a suo parere, per la sicurezza del suo paese, avrebbe, con grande onestà intellettuale, affermato di essere un Presidente di guerra e di essere costretto pertanto a rifiutare quella onorificenza che a suo tempo fu destinata ad un pacifista assoluto come Martin Luther King. Invece no, è proprio in nome di Martin Luther King che ha accettato il premio, affermando nel suo discorso l’aberrazione del nostro tempo, ovvero che la GUERRA E’ PACE, ovvero che la PACE SI OTTIENE CON LA GUERRA.
La pericolosità del discorso di Obama è immensa sul piano ideologico  perché può determinare nella vasta opinione pubblica democratica mondiale la convinzione che la guerra è giusta, con i corollari che i soldati sono eroi di pace e che l’America è salvatrice del mondo e con la inevitabile conseguenza che  la pace è una impossibile utopia e che pertanto bisogna rassegnarsi alla guerra permanente globale. Hic rodhus hic saltus: se passa questo pensiero nel mondo come pensiero dominante il movimento pacifista è perduto, sconfitto nel nuovo secolo fino a data da destinarsi. In questo senso il discorso Obamiano ha un valore epocale e tende a chiudere un’epoca di contestazione della guerra, ovvero di quella rivoluzione culturale che aveva fatto proprio il motto NOGLOBAL “ NO ALLA GUERRA SENZA SE E SENZA MA”.
Non è solo un discorso che giustifica la guerra in corso in Afghanistan, è anche una posizione ideologica che riporta la civiltà della pace indietro di almeno un secolo, riproponendo i principi generali del pensiero di guerra come il classico SI VIS PACEM PARA BELLUM, o il più moderno LA FORZA AL SERVIZIO DEI DEBOLI, o la GUERRA GIUSTA PER I DIRITTI UMANI. Dico indietro di un secolo perché il pensiero pacifista da almeno un secolo ha contestato queste affermazioni. Dapprima con Rosa Luxemburg che incitava i soldati a disertare e definiva la guerra “ immorale, reazionaria e nemica del popolo”, poi con Gandhi e la sua lotta nonviolenta di massa contro l’imperialismo britannico “OCCHIO PER OCCHIO RENDERA’ IL MONDO CIECO”, ovvero “NON C’E’ UNA STRADA CHE PORTA ALLA PACE, LA PACE E’ LA STRADA”.
Dopo la spaventosa catastrofe della seconda guerra mondiale con i suoi milioni di morti e le prime grandi carneficine di civili come obiettivo di guerra (bombardamenti, camere a gas,bombe atomiche), le nazioni del mondo fondano l’organizzazione della Nazioni Unite allo scopo di “liberare le generazioni future dal flagello della guerra” e scrivono la Carta dell’Onu dove si fa esplicito divieto di guerra e si obbligano le Nazioni a perseguire la pace con mezzi pacifici ( articolo 3 della Carta dell’ONU). Lo stesso messaggio è contenuto nella Costituzione della Repubblica italiana dove all’art. 11 si dice che l’Italia ripudia la guerra come mezzo per risolvere le controversie internazionali, con questo ripudiando ogni presunta guerra giusta e facendo obbligo, dunque, di perseguire la pace con mezzi alternativi alla guerra, dalla diplomazia alla difesa popolare nonviolenta, ai corpi civili di pace, alla prevenzione e mediazione dei conflitti. Insomma questi documenti non sono solo di carta, sono intrisi simbolicamente del sangue dei milioni di morti in Europa e costituiscono le tappe storiche di una civilizzazione della pace che attraverso il diritto e le lotte popolari ha cercato di affermarsi tra mille ostacoli fino ai nostri giorni. Negli anni ’50 il mondo cattolico ripudia solennemente la guerra con l’enciclica “Pacem in terris” di Papa Giovanni, un messaggio al mondo in cui si definisce la guerra moderna un crimine contro l’umanità, visto che l’uso di armi di distruzione di massa genera carneficine di civili e innocenti (“ALIENUM EST A RATIONE IAM BELLUM APTUM ESSE AD VIOLATA IURA SARCIENDA”). Dunque è alieno dalla ragione poter pensare oggi che la guerra sia adatta a risarcire i diritti umani violati. Una posizione più volte richiamata, anche nel discorso di Togliatti sul Destino dell’Uomo, negli scritti di Luigi Pintor ed in quelli dei pacifisti del nostro tempo da Capitini a Ingrao, a Danilo Zolo, a Raniero LaValle, a Luigi Ferrajoli  fino a Gino Strada che dichiara : “L’UNICA VERITA’ DELLA GUERRA SONO LE SUE VITTIME “.
Scrivono oggi i pacifisti USA ( United for peace and justice) in una Lettera aperta al Comitato norvegese per il premio Nobel:
“Ci dispiace che egli ( Obama  ndr) non sia guidato dall’esempio di un predecessore, insignito del Nobel per la Pace, il Rev. Dott. Martin Luther King Jr., che identificò il premio come “la profonda consapevolezza che la nonviolenza sia la risposta alle questioni cruciali politiche e morali del nostro tempo – la necessità che l’uomo superi l’oppressione e la violenza senza ricorrere alla violenza e all’oppressione”.
Ma invece la portata devastante del premio Nobel a Obama e soprattutto il suo discorso di lode della guerra giusta sta proprio nel fatto che in nome di Martin L. King abbia accettato il premio e giustificato la guerra. Riprendo alcune frasi cruciali di OBAMA:  DOBBIAMO PENSARE IN NUOVI MODI LA NOZIONE DI GUERRA GIUSTA E L’IMPERATIVO DI UNA PACE GIUSTA. DOBBIAMO PARTIRE DAL COMPRENDERE LA DURA VERITA’ CHE NOI NON SRADICHEREMO I CONFLITTI VIOLENTI NELL’ARCO DELLE NOSTRE VITE. CI SARANNO MOMENTI IN CUI LE NAZIONI TROVERANNO L’USO DELLA FORZA NON SOLO NECESSARIO, MA MORALMENTE GIUSTIFICATO. DICO QUESTE COSE CON IN MENTE QUELLO CHE  MARTIN LUTHER KING DISSE ANNI FA IN QUESTA STESSA CERIMONIA: “La violenza non porta mai alla pace, non risolve problemi sociali, ne crea solo di nuovi e più complicati”….Ma come capo di Stato investito del dovere di proteggere e difendere la mia nazione, non posso essere guidato solo dai loro esempi. Io affronto il mondo così com’è. Non posso stare inerte di fronte alle minacce contro il popolo americano…. Affermare che la forza è a volte necessaria non è un invito al cinismo: e’ il riconoscimento della storia, dell’imperfezione umana e dei limiti della ragione… Gli Stati Uniti d’America hanno difeso la sicurezza globale per più di sei decadi con il sangue dei nostri cittadini e la forza delle nostre armi. Il servizio e il sacrificio dei nostri uomini e donne in uniforme ha promosso la pace e la prosperità dalla germania alla Corea, e permesso la democrazia in luoghi come i Balcani. Abbiamo sostenuto questo fardello non perché vogliamo imporre la nostra volontà o difendere il nostro interesse, bensì perché vogliamo un futuro miglior e per i nostri fligli e nipoti, perché crediamo che le loro vite saranno migliori se i figli e i nipoti di altri popoli possono vivere in libertà e prosperità. Qunidi, sì. Gli strumenti di guerra giocano un ruolo nel preservare la pace. (…)

La torsione della verità contenuta in questo discorso è davvero devastante, a cominciare dal rovesciamento del senso della nonviolenza e del messaggio di Martin Luther King. Si comincia col negare l’ utopìa e giudicare la guerra ”necessaria” e si finisce poi col giustificarla moralmente definendola strumento per la pace. In verità non è più l’esempio di King a guidare Obama ma  Bush che doveva difendere il popolo americano dalle minacce. E qui ritornano le menzogne, mai messe in discussione dai democratici, sull11 settembre, le  torbide responsabilità nascoste degli attentati e la sicurezza dell’America scambiata con lo scontro di civiltà e la lotta al terrorismo islamico. Laddove la Carta ONU pone un legame inscindibile tra pace mondiale e sicurezza degli Stati, Obama ripropone invece la necessità della guerra per la sicurezza, mistificando la realtà che ha dimostrato invece quanto le due guerre in Iraq e in Afghanistan abbiano aumentato l’odio verso gli USA, abbiano incrementato il terrorismo di Al Qaeda e suscitato guerre civili e determinato una generale instabilità della pace mondiale e della stessa sicurezza degli Stati uniti, per finire poi in un pantano che somiglia sempre di più al Vietnam. Secondo questa retorica della sicurezza degli Stati Uniti, Obama ripropone nel XXI secolo ancora una volta le ragioni della forza, perdendo di vista la forza della ragione. Tanto che tutte le affermazioni finali sono intrise di quella che Marx avrebbe chiamato falsa coscienza, ovvero una deformazione della realtà per affermare una pura ideologia. Infatti come si può affermare la menzogna secondo cui gli Stati Uniti avrebbero difeso per 60 anni la sicurezza globale col sangue dei loro soldati ?? E il Vietnam ?’ E L’America latina ?’ E il golpe cileno nel ’73 e l’appoggio alle dittature sudamericane tra il ’60 e gli ’80 ?? Le armi e gli eserciti degli Stati Uniti hanno promosso la pace e la democrazia in tutto il mondo ? No, Attila non avrebbe fatto di meglio. Dal genocidio degli indiani d’America, a quello degli schiavi neri deportati dall’Africa, fino ai genocidi dei tempi moderni, Hiroshima e Nagasaki, la Somalia e le guerre d’Africa, il Medio Oriente e il tappeto di bombe che sono diventati la Palestina ( per interposta persona= Israele), i Balcani, l’Iraq, l’Afghanistan, facendo anche una puntatina in Georgia e nel Pakistan. Dove sono la pace e la prosperità ? La guerra umanitaria nei Balcani ha realizzato una2 guerra chimica indiretta” trasformando interi popoli in comunità di malati, mutilati,economicamente dipendenti. In Iraq più di un milione di morti sono serviti a devastare non solo un popolo nelle sue persone fisiche, ma un immenso territorio con le sue risorse, i suoi musei e tesori d’arte, l’acqua, la terra, l’agricoltura, le industrie, le infrastrutture civili, il sistema amministrativo e politico per mettere su alla fine una finzione di democrazia con un governo fantoccio che servirà solo a cedere il petrolio alle compagnie occidentali ed a galleggiare orribilmente su un mare di  attentati e guerre civili. In Afghanistan otto anni di guerra non sono bastati a placare la sete di vendetta degli Stati Uniti contro un intero popolo colpevole di voler sopravvivere senza più occupazione militare. Otto anni di una guerra coloniale per il controllo geopolitico di quelle aree e di quei corridoi  per il passaggio di gas e petrolio.  Altro che “sostenere questo fardello per un futuro migliore”: è proprio una excusatio non petita ribadire che “non lo facciamo certo per imporre la nostra volontà e i nostri interessi”. Che gigantesca menzogna davanti al riarmo, davanti ai profitti multimiliardari delle Corporations dell’apparato bellico industriale, davanti alle armi tecnologiche ed alle spese militari stellari che devono servire all’industria pesante USA a risollevarsi dalla crisi. Che gigantesca menzogna davanti ai brogli elettorali che hanno reimposto la figura dell’impostore Karzai in Afghanistan: aumentare di 30.000 unità l’esercito invasore per sostenere un governo pieno di criminali e di signori della guerra, ignorando l’appello più volte lanciato dalla società civile afghana che ha chiesto il ritiro delle truppe straniere e ignorando soprattutto le montagne di cadaveri, le vittime civili prodotte coi bombardamenti e i rastrellamenti nei poveri villaggi dove si nascondono i talebani. Vergogna, presidente Obama. Ancora una volta due pesi e due misure. Onorare il sacrificio dei soldati invasori e ignorare il sangue dei vinti e degli oppressi. Ecco una speciale continuità dell’imperialismo a stelle e strisce!! I morti che produciamo noi con la nostra guerra per la democrazia sono un effetto collaterale, invece i morti statunitensi sono l’eroico sacrificio per preservare la pace. Ma dov’è la Pace ?
Può l’esercito più armato del mondo, con le armi più tecnologiche e più letali, portare la pace ? La realtà ci dice che non può e che difenderne le ragioni è ipocrisia, falsa coscienza. E di fronte alla verità della guerra che sono le sue vittime, non valgono i discorsi a giustificazione, perché sempre di un crimine contro l’umanità si tratta. E non certo per nobili scopi: ma per i soliti sporchi interessi del vecchio imperialismo americano. Giù la maschera, signor presidente. Il premio Nobel per la pace non può essere dato al capo della guerra. Colui che non soltanto ha intensificato l’escalation in Afghanistan che produrrà altre orribili quanto inutili carneficine, ma ha deciso di NON ratificare il trattato contro le mineantiuomo, quelle mine che uccidono o mutilano per sempre i bambini e i civili di questi paesi martoriati dove gli USA vanno a portare “la prosperità”. Non possiamo che convenire con Gino Strada che ha commentato così: dare il Nobel per la pace al presidente degli Stati Uniti è come dare il Nobel per la castità a Cicciolina…. Il prossimo lo daranno ad Attila, alla memoria”.


Rete Nazionale Semprecontrolaguerra





domenica 6 dicembre 2009

Gli esperimenti segreti della Snia Bpd di Colleferro


Tutti o quasi sono a conoscenza dei principali misfatti ai danni dell'ambiente delle aziende del Comprensorio Industriale di Colleferro. Non molti invece sanno che all’interno della SNIA BPD 25 anni fa ci si è resi di fatto partecipi dell’occultamento di prove relative ad una delle famose stragi ancor oggi senza colpevoli. "Scoprite la verità sul MiG-23 libico (caduto a Castelsilano) e avrete trovato la chiave della strage di Ustica", disse nel 1990 l'ex presidente del Senato Giovanni Spadolini. Aveva ragione. Dalle ultime battute dell’inchiesta emerse con chiarezza che la versione sull’ “incidente" del Mig, fornita dall'Aeronautica e avallata dal governo dell'epoca, era falsa. Quel caccia, si schiantò sulla Sila "nel giugno del 1980" - non il 18 luglio - e verosimilmente la stessa sera del DC9 Itavia. Per quanto riguarda la strage di Ustica ancora oggi ci sono ricorsi in appello; per ultimo la stessa Itavia, come parte civile, con sentenza della cassazione nel 2009. Ma il MiG libico che fine fece? Nel Capo 2° – Capitolo XV – Gli esperimenti della Snia BPD di Colleferro della sentenza-ordinanza ne abbiamo notizia. Alcune parti del MiG non vennero restituite ai libici e nel 1984 il SIOS (Servizio Informazioni Operative e Situazione) fece richiesta al S.I.S.MI (Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare) per l’affondamento di alcune casse contenenti i materiali in questione, operazione che non venne mai attuata. Il 9 novembre 1984, però, diversi di tali reperti furono trasportati presso il Centro Balistico della Società SNIA-BPD, nello Stabilimento di Colleferro, per una prova di scoppio in “anfiteatro” della testa di guerra del missile Aspide. Ciò al fine di verificare la capacità di missili occidentali nel perforare schermi di acciaio di velivoli in dotazione al Patto di Varsavia e a paesi d’interesse come la Libia. Sulla condotta dell’esperimento sono stati espressi molti dubbi e nelle carte sequestrate presso la Snia BPD non è stata rinvenuta alcuna documentazione di questa prova. Quello che si può dire è che in tal modo l’Aeronautica Militare di fatto cancellò le ultime prove che forse oggi avrebbero potuto ricondurre al collegamento tra “gli incidenti” del MiG libico e del DC Itavia. Nel patto di “amicizia” da 5 miliardi di dollari con la Libia, il nostro Governo potrebbe anche farsi rivelare cosa è avvenuto quel 27 Giugno 1980, in cui sappiamo per il momento solamente che persero la vita 81 persone.

giovedì 12 novembre 2009

Arrestato Turi Vaccaro- Pellegrino di Pace

(Turi e Alberto)

La Rete nazionale Disarmiamoli! chiede l'immediato rilascio del militante pacifista

Turi Vaccaro, il "pellegrino di pace", noi tutti conosciamo perché nel 2005 è stato protagonista in Olanda di una storica azione pacifista: penetrato in un aeroporto militare della NATO aveva reso inservibili 2 aerei da combattimento F16 distruggendone i comandi a martellate.

Dopo aver partecipato alla Marcia per la Pace e la nonviolenza di Domenica, nei giorni successivi aveva interrogato a lungo i suoi sogni e aveva a lungo meditato per capire quale poteva essere il suo contributo personale all'affermazione della nonviolenza. Non sopportava l'idea che ci fosse un'altra base militare e voleva ribadire la priorità degli usi civili della terra che ci appartiene. L'estate di S. Martino (11 novembre) gli era sembrata simbolicamente favorevole alla sua semina e anche il Santo, patrono dei pellegrini.

Ieri pomeriggio è penetrato nella parte militare del Dal Molin insieme ad Agnese Priante del gruppo donne del Presidio.Aveva con se un disegno solare che le aveva affidato Alice delle Piagge (Firenze) dove era passato di recente percorrendo il suo itinerario di cammino della pace e della nonvilenza (Napoli-Vicenza) durato più di tre mesie conclusosi a Vicenza domenica 8 novembre. Diceva che lo aveva ricevuto proprio per favorire questa azione. Aveva preparato i semi secondo il sistema dell' agricoltura biologica di Fukuoka. (Inserimento dei semi in palline di argilla - la stessa del Dal Molin).

Li ha seminati insieme alla sua accompagnatrice. Poi sono stati fermati dai carabinieri della SETAF. Ora Turi è nel carcere di S.Pio X. L'accompagnatrice è stata rilasciata. Turi sarà processato domani per direttissima dal Tribunale di Vicenza.
La Casa per la Pace, il Tavolo della Consultazione e il Comitato vicentino della Marcia Mondiale solidarizzano con Turi sottolineando il carattere del tutto nonviolento della sua azione per la quale personalmente era disposto fin dall'inizio a pagare il prezzo eventuale di una incarcerazione.
Vicenza,12 novembre 2009

mercoledì 21 ottobre 2009

La mia idea di pace. IO RIPUDIO LA GUERRA e sostengo Emergency.



“La nostra idea di pace” è da oltre 15 anni un progetto molto concreto: oltre 3 milioni e mezzo di persone curate in ospedali, centri chirurgici, pediatrici e di riabilitazione che Emergency ha costruito e che gestisce per garantire assistenza medico chirurgica gratuita e altamente specializzata alle popolazioni dei paesi colpiti dalla guerra e dalla povertà. Se questa idea di pace è anche la tua, puoi sostenerla con la tessera di Emergency. Contribuirai così a dare attuazione a un diritto umano fondamentale – il diritto alla cura – e diventerai sostenitore e testimone di un progetto di pace possibile e reale. Puoi fare la tessera di Emergency con una donazione di € 30 oppure € 20 sotto i 25 anni e oltre i 65. La tessera di Emergency dà inoltre diritto a ottenere sconti e facilitazioni presso librerie, teatri, gallerie d’arte in tutta Italia ed è valida da Gennaio a Dicembre dell’anno in corso.
Il 24 e il 25 ottobre potrai fare la tessera presso i banchetti di Emergency in 200 piazze italiane.
Il gruppo Emergency di Colleferro sarà presente a Segni in occasione della 52a Sagra del Marrone in Piazza Pericle Felici, zona Cattedrale.

Per info: http://www.emergency.it/ ; emecolleferro@libero.it ; tel. 3356545313

domenica 18 ottobre 2009

APPELLO ALLA PARTECIPAZIONE
“SE VUOI LA PACE LOTTA CONTRO LA GUERRA”

A te che hai partecipato alle marce per la Pace,
a te che avevi appeso la bandiera arcobaleno al tuo balcone,
a te che hai firmato petizioni contro la guerra e per il ritiro delle truppe,
a te che sei scesa/o in piazza per chiedere la fine della guerra permanente,
travestita da missioni di pace,
a te che hai chiesto di tagliare le spese militari per riconvertirle in spese sociali,
a te che vorresti chiudere le fabbriche di armi per produrre beni per la vita,
e non più strumenti di morte,
a te che vorresti chiudere le basi militari perché minacciano la vita di altri popoli
e la salute del tuo paese,
a te che hai protestato contro le bombe atomiche ed hai chiesto il disarmo come unica sicurezza,
a te che hai contestato la retorica patriottica che giustifica la morte e la distruzione,
a te che ami la vita e odi la guerra perché non capisci la parola nemico,
a te che vuoi un’Italia di pace, solidale con gli altri popoli e non più complice della guerra globale,
a te che ripudi la guerra “ come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”,
a te che guardi alla Palestina, al Kurdistan, all'Africa, all'Iraq, all'Afghanistan, all'Iran, a tutto
il Medio Oriente e lotti per una politica di pace, perchè l'Italia esca dalle alleanze di guerra

RIVOLGIAMO QUEST’APPELLO PER TORNARE A PARTECIPARE ALLE INIZIATIVE CONTRO LA GUERRA,
PER SOSTENERE ANCORA IL MOVIMENTO CHE LOTTA PER LA PACE,
NELLE PIAZZE, NELLE SCUOLE, NELLE UNIVERSITA’, NEI LUOGHI DI LAVORO

IL 4 NOVEMBRE GIORNATA DELLE FORZE ARMATE
SCENDIAMO IN PIAZZA CONTRO IL MILITARISMO,
CONTRO LE MISSIONI DI GUERRA,
PER IL RITIRO DELLE TRUPPE DALL’AFGHANISTAN !!

LANCIAMO IN TUTTE LE CITTA’ INIZIATIVE DI PROTESTA, CONTROINFORMAZIONE, PRESIDI, AZIONI DIMOSTRATIVE.

A ROMA SIT-IN A PIAZZA NAVONA- DALLE 15 ALLE 19
PATTO PERMANENTE CONTRO LA GUERRA- ROMA OTTOBRE 2009

LA GUERRA E’ UN CRIMINE CONTRO L’UMANITA’
E’ ANCHE UN MISFATTO ECONOMICO
PERCHE’ STORNA RISORSE DAI BISOGNI SOCIALI AGLI STRUMENTI DI MORTE:

ALCUNI ESEMPI


La Guerra in Afghanistan costa in euro 3 milioni al giorno per mantenere in stato di occupazione militare circa 3000 uomini con gli strumenti di morte e distruzione tecnologicamente avanzati. In moneta afghana ciò che l’Italia ha speso dal 2001 per la guerra avrebbe potuto produrre 600 ospedali e 10.000 scuole - secondo i dati forniti da Gino Strada.
In Italia con 3 milioni di euro al giorno si potevano risolvere in tutte le regioni i problemi dei rischi idrogeologici e del riassetto territoriale.

Il piano di acquisto e assemblaggio - a Novara - dei cacciabombardieri atomici F35 prevede la spesa di 13 miliardi di euro a rate fino al 2026 per la coproduzione e l’acquisto di 131 aerei da guerra ribattezzati “dalle ali d’oro”. Un delirio di potenza militare che serve a devastare altri popoli ed a togliere risorse alla cura della vita e della terra nei nostri territori.

Lo specchietto qui sotto riportato ci mostra la gigantesca distruzione di risorse operata dalle spese militari (fonte Manlio Dinucci)

spesa militare mondiale nel 2007= 1.340 miliardi $ = + 45% rispetto al 1998 = 2.5 milioni di dollari alminuto. Nel 2009 prevista a 1.500 miliardi di dollari. (SIPRI)

spesa militare NATO= 3/4 della mondiale = 985 mld di $ (febbraio 2009 - SIPRI)spesa militare USA= 666 mld di $ (2008)

spesa militare ITALIA= 30 mld di $ (2008)spesa militare mondiale di 7 giorni = 30 mld $ = soluzione crisi alimentaremondiale per 1 anno (FAO)


NO ALLE SPESE MILITARI
NO ALLE MISSIONI MILITARI – RITIRIAMO LE TRUPPE DALL’AFGHANISTAN








martedì 6 ottobre 2009

Stop alla sporca guerra dell’Afghanistan.
Ritiro immediato delle truppe italiane

Il 4 novembre una giornata nazionale di
mobilitazione antimilitarista in tutte le città



Lunedì 21 settembre s’è tenuta un riunione d’emergenza del Patto contro la guerra per discutere gli sviluppi del conflitto sul fronte afgano che hanno visto il contingente militare italiano subire il suo colpo più duro in questi otto anni con l’uccisione di sei parà della Folgore. I contraccolpi di questo evento sono rilevanti ai fini dell’azione dei movimenti No War.

Si conferma che – nonostante un sostanziale accordo politico bipartizan sulle missioni di guerra – la maggioranza della società è contraria alla presenza dei militari italiani in Afghanistan e favorevole al loro rientro. Si riaffaccia la contraddizione tra la maggioranza parlamentare a favore della guerra e la maggioranza sociale che resta contraria. Se ciò innescherà contraddizioni anche a livello parlamentare sia nella maggioranza che nell’opposizione è tutto da verificare.

Alla luce dell’escalation del ruolo attivo dei militari italiani nella guerra, si conferma la pesantezza della scelta fatta dai partiti di sinistra nel governo Prodi di non aver aperto questa contraddizione quando c’erano le condizioni per farlo. Una autocritica pubblica, ponderata e di prospettiva, è un passaggio non eludibile nel rapporto con i movimenti No War che in questi anni si sono battuti con continuità e coerenza contro le missioni di guerra all’estero ma anche nel rapporto con la società.

La guerra e il mattatoio afgano non possono che peggiorare nella prossima fase. La NATO e gli USA in Afghanistan stanno perdendo la guerra e la faccia, per questo intendono accrescere lo sforzo bellico. Le illusioni che la partecipazione alla guerra preventiva portasse benefici attraverso la rapina delle risorse degli altri popoli o le ricadute economiche della spesa militare, sono state spazzate via dalla crisi. Crescono tra i militari e le classi dirigenti le spinte a mettere l’opinione pubblica di fronte al fatto che l’Italia è in guerra, dunque a mettere da parte le ipocrisie sulle “missioni di pace” ed a imporne le conseguenze nella gestione dell’informazione, della politica e del sistema legislativo.

Per questi motivi riteniamo che i movimenti contro la guerra possano e debbano svolgere una funzione di attivizzazione e riferimento per tutti coloro che in modi e con sensibilità diverse si oppongono alla guerra e alle sue ricadute.

1) Il Patto contro la Guerra propone di mettere in moto un processo di confronto e iniziativa per il ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan, per severi tagli alle spese militari e l’uso delle risorse per le spese sociali, per lo smantellamento delle basi militari a cominciare dal blocco della base di Vicenza che deve riguadagnare la sua dovuta dimensione di “questione nazionale e non locale”. Questo processo deve connettersi già da oggi alle mobilitazioni sociali e sindacali previste per l’Autunno.

2) Proponiamo di convocare una prima giornata nazionale di mobilitazione antimilitarista su questi contenuti per il prossimo 4 novembre (giornata della retorica militarista) con iniziative in tutte le città (cortei, sit in, azioni, assemblee in piazza) e di convocare assemblee pubbliche nel mese di ottobre per discutere le iniziative.

3) Non escludiamo la possibilità di convocare una manifestazione nazionale entro l’Autunno sulla base di una verifica del percorso, delle possibilità e delle disponibilità delle varie situazioni locali ma soprattutto sulla base della realtà sul fronte di guerra.