lunedì 1 novembre 2010

Il 4 novembre sta diventando una giornata nazionale antimilitarista

Iniziative a Milano, Novara, Trieste, Pisa, Spoleto, Catania, Novara, Cameri

Per le info da tutte le città vedi su

http://www.disarmiamoli.org/index.php?option=com_content&task=blogcategory&id=15&Itemid=99

TUTTE LE REALTA' CHE PROMUOVERANNO INIZIATIVE POSSONO INVIARE UNA MAIL A info@disarmiamoli.org 

APPELLO DELLA RETE NAZIONALE DISARMIAMOLI PER UN 4 NOVEMBRE ANTIMILITARISTA.    
LA GUERRA È FINITA?


Il nostro paese ha espresso per decenni alti livelli di coscienza, capacità di reazione e mobilitazione intorno ai temi del no alla guerra e all’intervento militare in Iraq e Afghanistan, al militarismo ed al riarmo unici in tutto il mondo occidentale.
Sino a pochi anni fa le piazze si riempivano per dire  NO alle guerre di aggressione ed ai suoi sponsor, inchiodando alle proprie responsabilità governi di diverso posizionamento nell’emiciclo parlamentare.
 
A vedere l’Italia di oggi sembra siano passati anni luce da quelle grandi mobilitazioni.
Il tema della guerra viene costantemente distorto o espulso dal dibattito politico nazionale.
Quasi tutte le nuove espressioni del dissenso antiberlusconiano non annoverano tra le proprie parole d’ordine il no alla guerra ed alle missioni all’estero.  Le vertenze a difesa dei posti di lavoro e dei servizi sociali non evidenziano la stridente contraddizione tra i tagli al salario diretto ed indiretto e aumento esponenziale della spesa militare.
Una rimozione collettiva di tale portata troverebbe giustificazione in una effettiva diminuzione dei pericoli di conflitto nel mondo, quantomeno nell’area geografica prossima al nostro paese. Potrebbe essere giustificata da una diminuzione dei processi di militarizzazione dei territori e della vita sociale e culturale interna.

La realtà che ci circonda, le scelte politiche interne ed internazionali ci raccontano una realtà ben diversa. Ci dicono che
 
LA GUERRA È TRA NOI.
 
I dati macroscopici evidenziati dalle grandi agenzie internazionali di calcolo economico ci parlano delle industrie armiere come uniche capaci di chiudere con attivi di bilancio annuali astronomici. Finmeccanica, holding italiana al 37% pubblica è tra i colossi mondiali di questo commercio di morte.
Le missioni militari all’estero continuano a produrre debito pubblico (3 milioni di euro al giorno per l’erario italiano) e guadagni privati per i soliti noti, morte e distruzione per i paesi aggrediti.
La società nel suo complesso sta subendo un processo di militarizzazione che arriva, con il protocollo La Russa – Gelmini per i corsi paramilitari nelle scuole, ad investire direttamente la formazione delle future generazioni.
 
La rimozione di questa realtà dipende quindi dal venir meno di una critica politica, sociale e culturale al meccanismo bellico come ingranaggio centrale dell’attuale sistema di produzione, specie in una fase di crisi sistemica come l’attuale.
In forme diverse si stanno velocemente ricreando le condizioni dell’allucinante meccanismo - ben rodato durante il secolo scorso – del “distruggere per ricostruire, per ricreare le ragioni della produzione di merci e di profitto”.
 
LA GUERRA TRASFORMA I NOSTRI TERRITORI.
 
Le basi della guerra sono essenziali per proiettare queste politiche sui territori circostanti, vicini e lontani. Così procedono i lavori al Dal Molin di Vicenza, crescono le basi di camp Darby e si ipotizza di costruire il più grande Hub militare d’Italia nel limitrofo aeroporto di Pisa, continuano i lavori di potenziamento di Sigonella e delle basi radar a Niscemi, si potenzia la produzione degli F35 a Cameri (Novara).
Territori che cambiano di segno, divenendo nei fatti grandi aree a stretta sorveglianza militare. Una immensa seconda linea organizzata per distruggere e depredare i paesi limitrofi.
 
SENZA UN NO ALLE POLITICHE DI GUERRA NON ESISTONO ALTERNATIVE POSSIBILI ALLO STATO DI COSE PRESENTI
 
Il nostro paese sarà progressivamente investito da una crisi economica sempre più pesante, che già ha ridotto milioni di lavoratori, giovani e pensionati in condizioni economiche molto critiche. Uomini e donne che cercheranno di rispondere ad una realtà senza futuro con lotte, rivendicazioni, istanze di legittima affermazione esistenziale.
L’assenza attuale della tematica antimilitarista, del no alla guerra ed alle sue proiezioni rischia di contribuire al sorgere di pulsioni nazionaliste e reazionarie all’interno dei futuri movimenti di massa.

È urgente che tutte le realtà sociali, culturali, sindacali e politiche che si muovono sul terreno di una alternativa radicale al modello sociale dominante rimettano al centro delle proprie piattaforme i temi del
NO ALLA GUERRA, ALLE SPESE MILITARI, ALLA MILITARIZZAZIONE DELLA SOCIETA’ E DELLA CULTURA.
PER IL RITIRO DELLE TRUPPE DALL’AFGHANISTAN E DA TUTTI I CONFLITTI BELLICI.
 
Su questi grandi temi proponiamo a tutte le realtà pacifiste e antiguerra presenti sul territorio nazionale di impegnarsi in una scadenza comune di mobilitazione, attraverso cortei, presidi, manifestazioni, iniziative. Indichiamo la settimana del 4 novembre prossimo, per ribaltare i contenuti di una giornata che invece galvanizza le forze armate.
 
DA VICENZA A SIGONELLA, DA NOVARA A PISA E LIVORNO, DA ROMA A MILANO, DA CAGLIARI A TRIESTE, DA COLLEFERRO A GHEDI,  SI ALZI DI NUOVO FORTE E CHIARA LA VOCE DI CHI SI OPPONE ALLE PRODUZIONI DI ARMI, ALLE POLITICHE DI MORTE ED ALLE SUE BASI.

Chiediamo a tutte le realtà che decideranno di promuovere una iniziativa nella prima settimana di novembre di darcene notizia, in modo da poter rafforzare e socializzare la mobilitazione.

La Rete nazionale Disarmiamoli!
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martedì 12 ottobre 2010

4 ottobre 2010 - Festa di s. francesco  D’Assisi


GUERRA IN AFGHANISTAN: MISSIONE DI PACE ?

Stiamo entrando nel decimo anniversario della guerra contro l’Afghanistan: è un momento importante per porci una serie di domande.
In quel lontano e tragico  7 ottobre 2001 il governo USA , appoggiato dalla Coalizione Internazionale contro il terrorismo, ha lanciato un attacco aereo contro l’Afghanistan.Questa guerra continua nel silenzio e nell’indifferenza, nonostante l’infinita processione di poco meno di 2.000 bare dei nostri soldati morti. Che si tratti di guerra è ormai certo, sia perché tutti gli eserciti coinvolti la definiscono tale ,sia perché il numero dei soldati che la combattono e le armi micidiali che usano non lasciano spazio agli eufemismi della propaganda italiana che continua a chiamarla “missione di pace”.  Si parla di 40.000 morti afghani(militari e civili), e il meccanismo di odio che si è scatenato non ha niente a che vedere con la pace. Come si può chiamare pace e desiderare la pace, se con una mano diciamo di volere offrire aiuti e liberazione e con l’altra impugniamo le armi e uccidiamo?
La guerra in Afghanistan ha trovato in Italia in questi quasi 10 anni unanime consenso da parte di tutti i partiti – soprattutto quando erano nella maggioranza – e di tutti i governi. Rileggere le dichiarazioni di voto in occasione dei ricorrenti finanziamenti della “missione” rivela – oltre devastanti luoghi comuni e diffuso retorico patriottismo – un’ unanimità che il nostro Parlamento non conosce su nessun argomento e problema. Perché solo la guerra trova la politica italiana tutta d’accordo? Chi ispira questo patriottismo guerrafondaio che rigetta l’articolo 11 della nostra Costituzione?
L’elenco degli strumenti di morte utilizzati  è tanto lungo quanto quello dei cosiddetti “danni collaterali” cioè 10.000 civili ,innocenti ed estranei alla stessa guerriglia, uccisi per errore. Ma la guerra non fa errori ,poiché è fatta per uccidere e basta.
Noi vogliamo rompere le mistificazioni, le complicità e le false notizie di guerra che condannano i cittadini alla disinformazione, che orientano l’opinione pubblica a giustificare la guerra e a considerare questa guerra in Afghanistan come inevitabile e buona. La guerra in Iraq, i suoi orrori e la sua ufficiale conclusione hanno confermato negli ultimi giorni la totale inutilità di queste ‘missioni di morte’. Le sevizie compiute nel carcere di Abu Ghraib e in quello di Guantanamo, i bombardamenti al fosforo della città di Falluja nella infame operazione Phantom Fury non hanno costruito certo né pace né democrazia, ma hanno moltiplicato in Iraq il rancore e la vendetta. Altrimenti perché sono orami centinaia i soldati degli Stati Uniti, del Canada e del Regno Unito che si suicidano, dopo essere tornati dall’ Iraq e dall’ Afghanistan? Cosa tormenta la coscienza e la memoria di questi veterani? Cosa hanno visto e cosa hanno fatto che non possono più dimenticare?Dall’inizio della guerra in Afghanistan ci sono più morti fra i soldati tornati a casa che tra quelli al fronte :si susseguono i suicidi dei veterani  negli USA.
Tutto il XX secolo ha visto la nostra nazione impegnata a combattere guerre micidiali ed inutili nelle quali i cattolici hanno offerto un decisivo sostegno ideologico. Ancora troppo peso grava sulla coscienza dei cattolici italiani per avere esaltato, pregato e partecipato alla I guerra mondiale e tanto più ancora all’omicida guerra coloniale in Abissinia.”Ci presentavano l’Impero come gloria della patria!- scriveva Don Milani nella celebre  lettera ai giudici L’obbedienza non è più una virtù.Avevo 13 anni. Mi pare oggi. Saltavo di gioia per l’Impero. I nostri maestri si erano dimenticati di dirci che gli Etiopici erano migliori di noi. Che andavamo a bruciare le loro capanne con dentro le loro donne e i loro bambini, mentre loro non ci avevano fatto proprio nulla. Quella scuola vile, consciamente o inconsciamente non lo so, preparava gli orrori di tre anni dopo… E dopo essere stato così volgarmente mistificato dai miei maestri….vorreste che non sentissi l’obbligo non solo morale, ma  anche civico, di demistificare tutto?”
 Forse conoscere la storia dei tanti eccidi criminali compiuti dai militari, dagli industriali, dai servizi segreti nella nostra storia contemporanea aiuterà i giovani a formarsi una coscienza politica e un senso critico. Tanto da renderli immuni dalla propaganda che vuole soltanto carpire consenso e impegnarli in imprese di morte come la guerra in Afghanistan, nella quale facciamo parte di una coalizione che applica sistematicamente la tortura  - come nel carcere di Bagram e nelle prigioni clandestine delle basi Nato - e le esecuzioni sommarie. 
Chi dunque ha voluto e vuole questa guerra afghana che ci costa quasi 2 milioni di euro al giorno?Chi decide di spendere oltre 600 milioni di euro in un anno per mantenere in Afghanistan 3300 soldati, sostenuti da 750 mezzi terrestri e 30 veicoli? Come facciamo tra poco ad aggiungere al nostro contingente altri 700 militari? Quante scuole e ospedali si potrebbero costruire? Chi sono i fabbricanti italiani di morte e di mutilazioni che vendono le armi per fare questa guerra? Chi sono gli ex generali italiani che sono ai vertici di queste industrie? Che pressioni fanno le industrie militari sul Parlamento per ottenere commesse di armi e di sistemi d’arma? Quanto lucrano su queste guerre la Finmeccanica, l’Iveco-Fiat, la Oto Melara, l’Alenia Aeronautica e le banche che le finanziano? E come fanno tante associazioni cattoliche ad accettare da queste industrie e da queste banche elargizioni e benefici? Può una nazione come l’Italia che per presunte carenze economiche riduce i posti letto negli ospedali, blocca gli stipendi, tiene i carcerati in condizioni abominevoli e inumane, licenzia gli insegnanti, aumenta gli studenti per classe fino al numero di 35, riduce le ore di scuola, accetta senza scomporsi che una parte sempre più grande di cittadini viva nell’indigenza e nella povertà, impegnare in armamenti e sistemi d’arma decine di miliardi di euro? A cosa serviranno per il nostro benessere e per la pace i cacciabombardieri JSF che ci costano 14 miliardi di euro (quanto ricostruire tutto l’ Abruzzo terremotato)? E le navi FREM da 5,7 miliardi di euro? E la portaerei Cavour - costata quasi 1,5 miliardi e per il cui esercizio sprechiamo in media circa 150.000 euro al giorno - come contribuirà a costruire la pace?E come è possibile che il Parlamento abbia stanziato 24 miliardi di euro per la difesa nel bilancio 2010?
Chi sottoscrive questo appello vuole soltanto che in Italia si risponda a queste domande.
Rispondano i presidenti del Consiglio di questi ultimi 10 anni, i ministri della difesa e tutti parlamentari che hanno approvato i finanziamenti a questa guerra.  
Dicano con franchezza che questa guerra si combatte perché l’Afghanistan è un nodo strategico per il controllo delle energie , per il profitto di alcuni gruppi industriali italiani, per una egemonia economica internazionale, per una volontà di potenza che rappresenta un neocolonialismo mascherato da intenti umanitari e democratici, poiché questi non si possono mai affermare con armi e violenza.
Facciamo nostre le parole profetiche di una grande donna indiana Arundathi Roy, scritte in quel tragico 7 ottobre 2001:” Il bombardamento dell’Afghanistan non è una vendetta per New York e Washington. E’ l’ennesimo atto di terrorismo contro il popolo del mondo. Ogni persona innocente che viene uccisa deve essere aggiunta, e non sottratta, all’orrendo bilancio di civili morti a New York e Washington. La gente raramente vince le guerre, i governi raramente le perdono. La gente viene uccisa. I governi si trasformano e si ricompongono come teste di idra. Usano la bandiera prima per cellofanare la mente della gente e soffocare il pensiero e poi, come sudario cerimoniale, per avvolgere i cadaveri straziati dei loro morti volenterosi. “

Mons. Raffaele Nogaro, Vescovo Emerito di Caserta
P. Alex Zanotelli; P. Domenico Guarino - Missionari Comboniani- Sanità, Napoli
Suor Elisabetta Pompeo; Suor Daniela Serafin; Suor  Anna Insonia
Missionarie Comboniane Torre Annunziata
Suor Rita Giaretta; Suor Silvana Mutti; Suor Maria Coccia; Suor Lorenza Dal Santo -ComunitàRut- Suore Orsoline
P.Mario Pistoleri; P.Pierangelo Marchi; Padre Giorgio Ghezzi - Sacramentini - Caserta
P.Antonio Bonato - missionari Comboniani - Castelvolturno (Caserta)
Don Giorgio Pisano – Diocesano – Portici (Napoli)

domenica 1 agosto 2010


No Cluster Bombs

Entra in vigore oggi 1 agosto 2010 la Convenzione che vieta l'uso, la produzione, lo stoccaggio e il trasferimento delle cosiddette "cluster bombs", o bombe a frammentazione, o a grappolo. Si tratta di armi a submunizioni, ovvero bombe che contengono all'interno decine di piccoli ordigni che si spargono sul terreno dopo l'impatto.


Ci si aspetta ora che l'Italia ratifichi tale Convenzione e che si facciano pressioni agli altri Paesi, Stati Uniti, Cina, Russia ed Israele, affinchè riconoscano il trattato.
C'è un piccolo dettaglio che vorremmo ricordare. E' possibile ancora oggi, al di fuori di tutte le convenzioni, vendere componenti o piccole parti di armi messe al bando senza che ne venga riconosciuta l'irregolarità.

Emergency 29 Luglio 2010
Riapre l'ospedale di Lashkargah' in Afganistan

Dopo le vicende di qualche mese fa notizie confortanti dal fronte afgano.
Torna ad essere operativo uno degli ospedali di guerra più attivi nella regione dell'Helmand.

Per info:


http://it.peacereporter.net/articolo/23238/Gino+Strada:+'Oggi+riapriamo+Lashkargah'

sabato 12 giugno 2010


Gaza, 12 giugno 2010, Nena News

L’Egitto continua a collaborare attivamente al blocco della Striscia di Gaza attuato da Israele negli ultimi tre anni. Il quotidiano di Algeri «al Khabar» riferisce che le autorità del Cairo hanno impedito l’ingresso nelle acque territoriali di Gaza ad una nave algerina con a bordo sette tonnellate di medicine e due di latte in polvere, nonostante un accordo raggiunto tra il ministero degli esteri algerino e il governo egiziano. La nave ha quindi fatto rotta verso il porto egiziano di al-Arish. A bordo ci sono alcuni deputati, pacifisti e uomini d’affari. Il dittatore egiziano Hosni Mubarak dopo l’uccisione di nove attivisti turchi della Freedom Flotilla da parte dei soldati israeliani lo scorso 31 maggio ha annunciato l’apertura a tempo indeterminato del valico di Rafah, tra Gaza ed Egitto. Il Cairo però continua ad ostacolare i convogli diretti a Gaza e impedisce l’ingresso nella Striscia delle merci vietate da Israele, in particolare il cemento e i materiali per l’edilizia. Intanto le proteste internazionali, seguite all’uccisione dei nove attivisti turchi, non hanno avuto alcun effetto concreto su Israele che continua ad attuare un blocco rigidissimo nei confronti di Gaza. L’Unrwa, l’agenzia dell’Onu che assiste i profughi palestinesi, ha comunicato che lo Stato ebraico ha concesso l'ingresso nella Striscia solo al 17 per cento del materiale necessario per completare due progetti edilizi - 151 appartamenti per sfollati a Khan Yunis - finanziati dalle Nazioni Unite. Per le costruzioni ha riferito l’Unrwa è stato autorizzato l'arrivo soltanto a 722 tonnellate di ghiaia e a 29 tonnellate di cemento. Riguardo la ricostruzione dell'ospedale al Quds, bombardato dalle forze armate israeliane durante l’offensiva «Piombo fuso» (dic 2008-gennaio 2009), Tel Aviv ha consentito l'ingresso soltanto di 20 tonnellate di cemento e quattro di acciaio. L'Onu ha precisato che da aprile in poi Israele ha consentito l’ingresso limitato di merci prima vietate: legname, alluminio, vestiti e scarpe.

(red) Nena News.

venerdì 11 giugno 2010

Comunicato stampa : FACO di Cameri ovvero l’ennesima sparata.

I giornali locali si stanno sbizzarrendo nel presentare come “grande opportunità” per il territorio novarese l’inizio dei lavori del FACO ( il capannone dal costo previsto di 605 milioni di euro)per l’assemblaggio del cacciabombardiere F-35 all’interno della base aerea di Cameri ( lavori che dovevano iniziare nell’ottobre del 2008) ma a causa della lievitazione dei costi del caccia da parte della Lockheed Martin, in concomitanza con la crisi economica globale, hanno messo in forse l’intero progetto. I comitati di affari e le lobby degli armamenti, che si erano impegnati per mettere le mani sull’immenso giro di miliardi ( 14 miliardi di euro per l’F-35) sentivano che l’affare poteva sfumare avevano cominciato a mugugnare per questo sono intervenuti a varie riprese il ministro della difesa La Russa e il sottosegretario Corsetto per tranquillizzare la famelica consorteria non hanno trovato di meglio che fare partire i lavori per il capannone per gettare un po’ di fumo negli occhi a tutti. E’ vergognoso che in un momento di crisi come questo dove tutti vengono chiamati a fare “sacrifici”, addirittura le famiglie devono dare agli studenti la carta igienica e i gessetti a loro spese perché non ci sono i soldi, assistiamo a uno sperpero di denaro pubblico per le inutili spese per gli armamenti e per la guerra ( la guerra solo in Afganistan costa agli italiani 1,5 milioni di euro al giorno). Tanto per sgombrare il campo da notizie volte a gettare fumo negli occhi dei cittadini diciamo che l’appalto aggiudicato dall’impresa Maltauro di Vicenza per 150 milioni di Euro (quasi 300 miliardi delle vecchie lire), sono solo per la costruzione del capannone prefabbricato, questa è la prima trance che và interamente nelle tasche dell’impresa Maltauro e che utilizzerà solo alcune decine di dipendenti della stessa azienda vicentina. Quindi la “torta” dell’appalto andrà ad esclusivo beneficio della Maltauro stessa, con ricadute quasi nulle sul territorio. Siamo certi che i vari “comitati d’affari” e i sostenitori della fabbrica della morte non dormiranno sonni tranquilli. L’Assemblea permanente e il movimento nowar continuerà la sua battaglia per impedire che le immense risorse destinate agli armamenti e alla guerra siano bloccati e investiti in attività utili a tutta la popolazione.

Assemblea Permanente NO F-35

Per info: info@nof35.org

www.nof35.org ci trovi anche su facebook


Novara, 09/06/2010

domenica 30 maggio 2010

Dossies FINMECCANICA

da Peacereporter
28/05/2010
Utile netto in crescita e produzione prevalente bellica

Scritto per noi da
Stefano Ferrario

Il consiglio di amministrazione di Finmeccanica ha approvato i risultati per il 2009 riconoscendo, rispetto all'esercizio 2008, una crescita dell'utile netto pari al 16 percento; i ricavi crescono del 21 percento, "superiori alle previsioni". L'incremento degli ordini è del 20 percento. Il portafoglio ordini, per un totale di 45.143 milioni di euro, è equivalente "a circa due anni e mezzo di produzione". Il dividendo sarà di 41 centesimi di euro per azione, come nel bilancio dello scorso anno.
Ricordiamo che compongono il gruppo Finmeccanica le aziende: AgustaWestland (elicotteri), SELEX, Galileo Avionica, Elsag Datamat, DRS Tecnologies, Vega Group (elettronica per la Difesa e Sicurezza), Alenia Aeronautica, Alenia Aermacchi (aeronautica), Telespazio, Thales (Spazio), Oto Melara, Wass, MBDA (sistemi di Difesa), Ansaldo Energia (Energia), Ansaldo STS, AnsaldoBreda (Trasporti).
La produzione bellica continua ad essere, anche nel 2009, quella prevalente: come possiamo notare dalla tabella sottostante Finmeccanica dichiara che i settori di Aerospazio e Difesa (dove si concentra la maggiore percentuale di produzione militare rispetto a quella civile) raggiungono l'81 percento degli ordini totali e il rimanente 19 percento è coperto da Ansaldo; attenzione però a questo dato, poiché Ansaldo Energia molto probabilmente riceverà l'appalto per costruire le centrali nucleari italiane.

La tabella ci dà molti spunti, oltre alla connotazione bellica della holding. Possiamo, ad esempio guardando alle ultime due righe della tabella, considerare la ricchezza prodotta dai vari settori. Al primo posto vi è l'elettronica per la difesa e sicurezza (con il 37 percento dei ricavi e il 41,4 percento d'addetti); qui vi è il sostanziale contributo dato dall'acquisizione, da parte di Finmeccanica, della statunitense DRS Tecnologies con i contratti cospicui per l'ambito militare (visori notturni, sistemi di puntamento e così via) e lo sviluppo e vendita del dispositivo TETRA di controllo elettronico del territorio. Poi vi sono, vicini, il settore degli elicotteri e quello aeronautico con, rispettivamente il 19,1 percento e il 14,6 percento dei ricavi (con, nel primo caso, il 14,2 percento d'occupati e, nel secondo caso, il 18 percento d'occupati). Qui sono da evidenziare le grosse commesse per i 16 elicotteri "Chinook" per l'Esercito italiano e la produzione del cacciabombardiere "Eurofighter" per l'Aeronautica militare italiana (121 velivoli).
Va anche rilevato che i sistemi di difesa (cannoni, torrette per navi, missili, ecc.) costituiscono circa un decimo del portafoglio ordini.
Come si esplica dalla tabella, il made in Italy nel settore bellico non conosce crisi e continua ad essere la punta di diamante dell'economia italiana; fatto di cui non bisogna stupirsi nell'attuale ‘clima' mondiale di guerra permanente (così come la definiscono numerosi analisti politici).

28/05/2010

Finmeccanica: sistemi a infrarossi per esercito Usa

DRS Tecnologies, gruppo Finmeccanica, si è aggiudicata lo scorso 14 settembre un contratto da 1,9 miliardi di dollari dall'Esercito degli Stati Uniti

Scritto per noi da
Stefano Ferrario

DRS Tecnologies, gruppo Finmeccanica, si è aggiudicata lo scorso 14 settembre un contratto da 1,9 miliardi di dollari dall'Esercito degli Stati Uniti per la fornitura di tecnologie ad infrarossi. Il contratto comprende ordini per l'Esercito, la Marina, i Marines, l'Aeronautica e il Comando Operazioni Speciali statunitensi.
Avevamo recentemente parlato di DRS su Peacereporter per i diversi contratti ricevuti durante quest'estate, sempre dalle forze armate degli USA. Questa commessa è di grand'entità e supera di quasi quattro volte, la somma dei contratti ‘estivi' di cui si è ora accennato.
Non sono apparecchiature di poca rilevanza o ‘passive' in un'azione di guerra.
Tutt'altro; infatti, i sistemi ad infrarossi "consentono ai veicoli ruotati tattici e da combattimento di operare in sicurezza" in condizioni di visibilità particolarmente critiche causate da fumo, nebbia, sabbia o altri agenti. L'utilizzo delle avanzate tecnologie ad infrarossi per la visualizzazione e l'elaborazione delle immagini permette, dunque, ai militari alla guida di carri armati e di numerosi altri mezzi da combattimento come "Bradley", "Stryker" e "Humvee" e ad "altri veicoli ruotati tattici medi e pesanti di rilevare e gestire potenziali minacce, di giorno e di notte."

28/05/2010

L'intesa si inserisce nell'ambito di un accordo più ampio per la fornitura complessiva di 15 M-346 "Master" e relativo supporto.

Scritto per noi da
Stefano Ferrario

Finmeccanica, attraverso la sua società Alenia Aermacchi, basata a Venegono Inferiore (Varese), e la Direzione Generale degli Armamenti Aeronautici (ARMAEREO) hanno firmato il 10 novembre 2009 a Roma un contratto, di entità pari a 220 milioni di euro, per la fornitura all'Aeronautica Militare di 6 velivoli da addestramento avanzato M-346 "Master" (la cui sigla identificativa per le forze armate è T-346A) e dei relativi simulatori di volo, che insieme costituiscono un sistema addestrativo integrato.
L'intesa si inserisce nell'ambito di un accordo più ampio per la fornitura complessiva di 15 M-346 "Master" e relativo supporto. Infatti, il contratto include anche il supporto logistico, l'addestramento del personale militare e la realizzazione di una parte della piattaforma logistico-infrastrutturale destinata all'addestramento ed alle operazioni a terra comprendente le aule multimediali e una nuova linea di volo dedicata all'M-346 "Master", che sarà costruita presso la Scuola di Volo di Lecce, dotata di hangar di ricovero e servizi per la manutenzione del velivolo.
I primi due M-346 Master, la cui consegna è prevista per la fine del 2010, saranno inizialmente assegnati al Reparto Sperimentale Volo presso la base aerea di Pratica di Mare, nei pressi di Roma. L'Aeronautica Militare riceverà gli altri quattro velivoli entro il 2011 e sarà così la prima forza aerea al mondo a disporre di una linea d'addestramento basata sull'M-346 "Master", l'aereo più moderno disponibile oggi sul mercato per l'addestramento dei piloti militari che voleranno, ad esempio, sugli "Eurofighter" (121 sono quelli in produzione per l'Italia e in parte già operativi) e sugli F35 "Joint Strike Fighter" (il cui ordine è di 131 cacciabombardieri).
"Questo accordo testimonia la proficua collaborazione tra il Gruppo Finmeccanica, il Ministero della Difesa, il Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministero dell'Economia e delle Finanze, e l'Aeronautica Militare", sottolinea Finmeccanica, ed è il primo importante passo per la commercializzazione dell'M-346 "Master" a livello internazionale.
Molti paesi in tutto il mondo stanno infatti valutando un futuro inserimento operativo dell'aereo presso le loro scuole di volo. Tra questi gli Emirati Arabi Uniti, che hanno recentemente selezionato 48 M-346 "Master", che è anche l'addestratore favorito per le forze aeree degli Stati Uniti; se dovesse vincere la gara, il Pentagono offrirà una sicura ingente commessa all'azienda varesina.

giovedì 15 aprile 2010



Partecipate alla Manifestazione

"Io sto con Emergency"

Sabato 17 Aprile - San Giovanni - Rm - ore 14,30


giovedì 25 marzo 2010

“Piombo fuso” su Gaza: una guerra giusta?

Una giusta guerra di risposta ad attacchi terroristici.


Così è stata definita l’operazione Piombo fuso che si è abbattuta dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009 sulla popolazione palestinese della Striscia di Gaza provocando 1400 morti di cui 900 civili e più di 5000 feriti.

Il timore di prendere posizione ha paralizzato la comunità internazionale di fronte ad un massacro che nessuno ha avuto la forza e l’autorità di impedire.

Un silenzio della politica e delle coscienze che è stato interrotto in maniera flebile solo da qualche rara dimostrazione di solidarietà. Come quella svoltasi nella piazza della pace di Ciampino il 9 gennaio del 2009 dove abbiamo invitato glia amici di Angelo Frammartino, giovane volontario di Monterotondo che ha dato la vita per la pace a Gerusalemme, nel 2006, mentre era impegnato in un progetto di sostegno ai bambini che vivono il dramma del conflitto israelo-palestinese. Quel momento di silenzio e partecipazione ci ha permesso di conoscere la presenza di famiglie palestinesi residenti da anni nel nostro territorio.

L’occasione di presentare il libro di Nandino Capovilla, referente nazionale di Pax Christi, sulla comunità cristiana di Gaza vuol dire dare spazio alle ragioni della convivenza, di chi riesce a costruire ponti e non muri. Come accade per il movimento Combatants for Peace,che riunisce ex soldati israeliani ed ex prigionieri palestinesi che, dopo aver sperimentato personalmente l’inutilità della guerra, attraverso la non violenza, puntano alla riconciliazione dei due popoli.

La consapevolezza di poter raggiungere la pace solo attraverso l’incontro e il dialogo non comporta affatto l’oblio di quanto avvenuto a Gaza e delle attuali pericolose conseguenze di quella guerra.

Non possiamo essere così ipocriti dal predicare la pace quando le nostre convivenze sono quotidianamente messe in pericolo da banali questioni condominiali. Basti pensare alla nostra stessa cultura contadina, dove la disputa sulla proprietà della terra accompagna con il rancore intere generazioni.

Affrontare la questione del bombardamento di Gaza

  • Vuol dire accettare la sfida di chi dichiara che una guerra possa essere giusta.
  • Vuol dire accettare il confronto, rifiutando di consegnare la storia e la vita di ciascuno di noi ad un destino di scontro e prevaricazione.
  • Vuol dire impegnarsi qui ed ora a tessere una trama di rapporti tra persone inserite nello stesso destino di giustizia e pace.

Mercoledì 7 aprile 2010, ore 18.30

Ciampino Sala Consiglio comunale

Via IV Novembre

Associazione Ottantanove - Associazione Teresio Olivelli

www.senzapatria.org


domenica 21 marzo 2010

SPESE MILITARI

La Corte dei conti Usa: prezzo raddoppiato e ritardo di due anni per il progetto internazionale

Manlio Dinucci




Il costo del cacciabombardiere F-35 Lightning II è lievitato da 50 a 113 milioni di dollari per aereo: ne dà notizia Il Sole 24 Ore (18 marzo). Non è uno scoop: un anno fa avevamo scritto su il manifesto (15 aprile 2009) che «il caccia verrà a costare più del previsto». Lo provava già allora il fatto che, per acquistarne 131, il governo italiano aveva deciso di stanziare 12,9 miliardi di euro.

Ora la Corte dei conti Usa conferma che il costo è quasi raddoppiato e, di fronte un ritardo di due anni e mezzo sui tempi previsti, il Pentagono chiede alla Lockheed di modificare il contratto e trasformarlo a prezzo fisso. Il Congresso dovrà riapprovare il programma, il più costoso della storia militare Usa (323 miliardi di dollari per 2457 aerei) «benché nessuno si aspetti un suo ridimensionamento».

Nel Parlamento italiano invece tutto tace, grazie al fatto che la partecipazione al programma dell’F-35 è sostenuta da uno schieramento bipartisan. Il primo memorandum d’intesa venne firmato al Pentagono nel 1998 dal governo D’Alema; il secondo, nel 2002, dal governo Berlusconi; il terzo, nel 2007, dal governo Prodi. E nel 2009 è stato di nuovo un governo Berlusconi a deliberare l’acquisto dei 131 caccia che, a onor del vero, era già stato deciso dal governo Prodi nel 2006. L’Italia partecipa al programma dell’F-35 come partner di secondo livello, contribuendo allo sviluppo e alla costruzione del caccia.
Vi sono impegnate oltre 20 industrie, tra cui Alenia Aeronautica, Galileo Avionica, Datamat e Otomelara di Finmeccanica e altre come Aerea e Piaggio. Negli stabilimenti Alenia verranno prodotte oltre 1200 ali dell’F-35. Presso l’aeroporto militare di Cameri (Novara) sarà realizzata una linea di assemblaggio e collaudo dei caccia destinati ai paesi europei, che verrà poi trasformata in centro di manutenzione, revisione, riparazione e modifica. A tale scopo il governo ha stanziato 605 milioni di euro, presentandolo come un grande affare per l’Italia: non dice però che, mentre i miliardi dei contratti per l’F-35 entrano nelle casse di aziende private, i miliardi per l’acquisto dei caccia escono dalle casse pubbliche.
Intanto l’aeronautica italiana continua a ripetere che «vuole il caccia F-35» e lo stesso fa la marina. Intervistato dal Sole 24 Ore (5 febbraio), il gen. Giuseppe Bernardis, nuovo capo di stato maggiore dell’aeronautica, ha detto che «i soldi per l’acquisto di nuovi velivoli sono sufficienti», ma scarseggiano quelli per l’addestramento.
Per far tornare i conti, l’aeronautica vuole limitare l’acquisto del caccia Eurofighter Typhoon (costruito da un consorzio europeo) a 96 aerei anziché 121, e cerca di vendere una ventina di Typhoon di seconda mano alla Romania e altri paesi. Si dà quindi priorità al caccia della Lockheed, superiore (garantisce Il Sole 24 Ore) per la sua «invisibilità e la sua capacità di attacco». Una scelta non solo militare ma politica, che lega l’Italia ancora più strettamente al carro da guerra del Pentagono.

(il manifesto, 20 marzo 2010)

www.disarmiamoli.org

giovedì 4 marzo 2010

Crimini di guerra in Afganistan


Il fondatore di Emergency conferma quanto dichiarato su RaiTre. Interpellanza del Pd sulla sua denuncia
Gino Strada conferma le dichiarazioni sui crimini di guerra in Afghanistan. L'interpellanza del Pd? "Un buon segnale, ma dal quale mi aspetto ben poco".



http://it.peacereporter.net/articolo/20563/Gino+Strada:+crimini+di+guerra+in+Afghanistan


E pensare che le bombe da mortaio illuminanti da 81mm, le cosiddette armi convenzionali, utilizzate per aprire la strada ai bombardamenti sono prodotte anche dalla Simmel Difesa SpA di Colleferro e vendute al Regno Unito in grandi quantità. 
E' davvero singolare che l'azienda abbia anche un codice etico

L'etimologia della parola etica è "relativa al costume, abitudine, uso, consuetudine". La scienza della morale, ossia che insegna a governare i nostri costumi. Appare evidente che per i signori della guerra è considerato costume costruire ordigni di morte.

Alberto Valleriani

sabato 6 febbraio 2010

Sue Glenton sarà in Italia il 16 febbraio per un giro di conferenze e incontri.
A Roma ci sarà un incontro pubblico alle ore 18,30 alla Comunità di Base San Paolo in via Ostiense 152/b.
Incontro organizzato dalla
Rete Nazionale Disarmiamoli; Rete Semprecontrolaguerra; Comunità Cristiana di Base S.Paolo; Associazione Italia-Iraq

Joe e Clare Glenton rifiutano di uccidere in Afghanistan
Ora il soldato britannico può prendere dieci anni
COME POSSIAMO APPOGGIARE JOE GLENTON

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Diciamo all'esercito e ai politici di LASCIAR CADERE I CAPI D'ACCUSA. Modello di lettera su www.refusingtokill.net
Facciamo un'azione il giorno del processo del Caporale Joe Glenton - provvisoriamente fissato per il gennaio 2010.  Contattateci per i dettagli: payday@paydaynet.orgIndirizzo e-mail protetto dal bots spam, deve abilitare Javascript per vederlo
Facciamo circolare le informazioni tra amici e parenti.
Il primo soldato britannico a parlare in pubblico contro la guerra in Afghanistan
Il Caporale Joe Glenton, di 27 anni, si arruolò nell'esercito nel 2004 e venne inviato a Kandahar in Afghanistan nel 2006.  Mentre l'esercito e i politici dichiaravano che le truppe britanniche erano là per aiutarli, Joe Genton fu scioccato nel vedere che gli Afghani combattevano contro di loro.  Pieno di vergogna e disilluso, si assentò dall'esercito senza permesso nel 2007, costituendosi due anni dopo. Accusato di diserzione, se viene condannato può prendere dieci anni di prigione. L'esercito ha cercato di impedirgli di parlare, ma non c'è riuscito (video).  Joe ha continuato a parlare dello scontento delle truppe.  La notizia della sua presa di posizione si sta diffondendo a livello internazionale, compresa la stampa europea.
Caro Gordon Brown, le sto scrivendo da soldato che presta servizio nell'esercito britannico. La mia preoccupazione fondamentale è che il coraggio e la tenacia dei miei commilitoni sono diventati uno strumento della politica estera USA. La guerra in Afghanistan non riduce il rischio del terrorismo, invece di migliorare la vita degli Afghani porta morte e distruzione nel loro paese. La Gran Bretagna non dovrebbe esserlo.
Joe Glenton (Agosto 2009)

"Mentre il numero dei soldati britannici morti raggiunge i 204 in otto anni di guerra, mi chiedo: 'Quanti altri ancora, Primo Ministro?' Esorto il governo britannico a metter fine a tutto il dolore e alle sofferenze di questi uomini e donne coraggiose e delle loro famiglie... Mio marito ed io siamo uniti in questo.  Tutto quello che chiedo è che tutti gli uomini e le donne esaminino la propria coscienza e arrivino alle proprie conclusioni."
Clare Glenton (Luglio 2009)



mercoledì 3 febbraio 2010

 Rete per la Tutela della Valle del Sacco
“Colleferro tra i Veleni di Stato”

Nel Febbraio 2007 è stato pubblicato dal Coordinamento Contro La Guerra Valle del Sacco un dossier sull’industria bellica a Colleferro, ripreso su internet (www.peacelink.it), che riportava il collegamento tra il regime di Saddam Hussein e le responsabilità dell’allora azienda locale di armamenti nel tacere da dove provenissero alcuni dei materiali che portarono gli ispettori dell’ONU a “pensare” che l’Iraq possedesse armi di distruzione di massa. Copia dei razzi Medusa81 prodotti dalla Snia BPD vennero trovati dagli ispettori e considerati impropriamente tubi per l’arricchimento dell’uranio. Oggi veniamo a sapere che le armi di distruzione di massa sono state prodotte fino al 1982 dalla stessa Snia BPD in disprezzo di tutte le convenzioni internazionali che già dagli anni trenta bandivano questo tipo di produzioni, come scrive Gianluca Di Feo nel suo libro “Veleni di stato”, pubblicato da Rizzoli nel novembre scorso: Una prova indiscutibile è stata scoperta nel quartier generale dei programmi segreti di Saddam Hussein, un punto fermo nelle voci che si sono accavallate per decenni. È un documento inedito, ottenuto grazie alla collaborazione di Stefania Maurizi, una delle migliori reporter investigative sulla proliferazione di armamenti proibiti. Si tratta di un rapporto recuperato dagli ispettori delle Nazioni Unite incaricati di smascherare i disegni apocalittici dell’ultimo rais. Quindici pagine di cianografie con i disegni di proiettili a gas progettati e sperimentati a Colleferro all’inizio degli anni Ottanta, un’altra capitale della chimica bellica italiana, ai confini tra la provincia di Roma e quella di Frosinone. L’intestazione è esplicita: Bpd Difesa-Spazio, la storica Bombrini-Parodi-Delfino che si è poi fusa con la Snia Viscosa. La firma è quella dell’ingegnere Angelo Cognini, capo dei laboratori balistici. Titolo: Prove sulla frammentazione dei proiettili e la dispersione dei liquidi. Data: 8 Luglio 1982.”(pag. 232). Queste rivelazioni vanno a confermare che nella Snia BPD era possibile, attraverso la segretezza militare e la mancanza di efficaci controlli, effettuare operazioni commerciali a discapito della regolarità delle operazioni. I misteri della Snia BPD sono stati affrontati in precedenza da una nostra comunicazione estratta dalla sentenza-ordinanza sulla strage di Ustica in cui veniva riportata la posizione dell’azienda di Colleferro sulle prove effettuate ai resti del Mig libico caduto a Castelsilano presumibilmente lo stesso giorno dell’abbattimento del DC-9 Itavia. Il dossier citato da Di Feo prosegue descrivendo quali armi e come venivano prodotte, testate e modificate: Il dossier contiene i progetti di diverse testate. Quattro diversi proiettili per cannone di grande calibro e soprattutto il Firos25, un razzo speciale ideato dai tecnici di Colleferro. Tutta l’operazione condotta a Colleferro per conto di Saddam Hussein è altamente insidiosa. I disegni infatti mostrano come trasformare normali munizioni in armi chimiche: ci sono le sezioni dei detonatori e tutte le informazioni per gestire la metamorfosi poi negli stabilimenti sull’Eufrate. I cannoni del Rais sarebbero così diventati strumenti di una morte invisibile dispersa su centinaia di chilometri. Una beffa alle convenzioni internazionali che hanno messo al bando le armi chimiche sin dagli anni Venti: le hanno proibite perché disumane. Alla Snia-Bpd rispettano la forma della legge: nei test non usano gas ma polveri innocue o miscele di acqua e zucchero, che simulano esattamente le sostanze letali poi usate dagli iracheni. Ma l’azienda ridicolizza la sostanza del divieto, riuscendo con pochi interventi tecnici a moltiplicare la potenza distruttiva del despota di Bagdad: poche modifiche, descritte nei piani tecnici che avrebbero fatto diventare i proiettili dei terribili messaggeri di gas. È proprio il Firos” gittata 25Km “a dare le maggiori soddisfazioni nelle prove, condotte sul poligono della fabbrica laziale: <>. Oltre nove metri di raggio, destinati a venire contaminati con iprite e mostarda.” Gli effetti di tali sostanze provocano “scarnificazione dei corpi e blocco dei polmoni” e consenso da parte degli iracheni che con l’utilizzo hanno provocato una contaminazione di “milioni di metri quadrati di terreno.”…. “La stessa cosa è accaduta con le munizioni per gli obici da 155 millimetri, modificati per sganciare nubi che non davano scampo. (pag. 233-234). Il libro di Di Feo contiene anche molte altre indicazioni sull’utilizzo, sulla produzione, sullo stoccaggio e sullo sversamento di armi chimiche fuori e dentro il territorio italiano, nei mari, nei deserti e nei depositi, dai primi anni del ‘900 fino ad oggi. La filiera dei gas bellici, secondo la mappa dei servizi segreti inglesi ai tempi della seconda guerra mondiale, comprende anche “officine di produzione capaci di contribuire con quantità limitate...” e gestite “dall’Aeronautica a Frosinone…” (pag. 54). Noi vogliamo solo rendere note informazioni per cercare verità sul nostro territorio. Ci viene da pensare se non sia il caso di andare a controllare cosa ci possa essere nei vecchi depositi o nelle gallerie, situati all’interno del comprensorio industriale di Colleferro e di cui ex-dipendenti della Snia BPD potrebbero esserne a conoscenza. Vorremmo sapere quali sono le perimetrazioni del poligono utilizzato da Snia Bpd, prima, e Simmel Difesa SpA, che poi ne ha rilevata la posizione commerciale, se vi sono stati fatti test anche con sostanze chimiche e se ne è prevista la caratterizzazione del terreno. Parlare di cementificazione di tali luoghi potrebbe significare voler seppellire definitivamente lati oscuri della storia italiana. A tal proposito se l’amministrazione del Comune di Colleferro, invece di proporre piani di urbanizzazione con il neo-PUGC (Piano Urbanistico Generale Comunale), non chiederà a chi spetta di desecretare l’area, protetta da un decreto regio del 1941, per permettere poi agli enti preposti il controllo per constatare l’eventuale esistenza di stoccaggio di materiale chimico-bellico, con rapporti dettagliati e comunicati alla cittadinanza, diventerà necessario attivare  gli organi ambientali nazionali ed europei attraverso le forme giuridiche che ci sono permesse.

Valle del Sacco, 22 gennaio 2010