lunedì 29 giugno 2009

Gino Strada: il 4 luglio sarò con voi


Intervista a Gino Strada, dal dibattito “Dalla foresta di Sherwood
verso il 4 Luglio a Vicenza” del 23 Giugno, presso lo Sherwood festival 2009


In vista della manifestazione del 4 Luglio indetta a Vicenza, a cui Emergency ha già aderito, con te vogliamo riflettere sugli scenari della guerra attuali, in particolare in Afghanistan. Come puoi descriverci il volto della guerra?

Il volto della guerra è quello di sempre: la decisione insensata di sopprimere vite umane, per la maggior parte civili, per una qualsiasi ragione. Il tutto si traduce in una perdita di umanità. In particolare in Afghanistan, ma anche in altri paesi, la guerra, che oggi viene chiamata pace, dura ormai da un tempo superiore a quello della seconda guerra mondiale.
C’è un altro pezzo di mondo nel quale lo stato di guerra non è dichiarato, ma di fatto esiste: l’Africa, luogo in cui Emergency è presente. Come si declina qui la parola guerra?

Ogni guerra ha la sua particolarità, l’Africa si caratterizza per lo sfruttamento dei bambini soldato. In realtà è un grande paese che avrebbe bisogno di cibo, sanità e istruzione, ma che si trova invece coinvolto nei giochi delle grandi potenze e tutto questo crea disastri umani.
Ci si chiede se l’elezione del presidente Obama negli Stati Uniti possa lenire l’attuale coniugazione della guerra, pur consapevoli che non sarà estirpata alla radice.

Sono molto scettico sui cambiamenti politici, e sulle aspettative che essi creano. Emergency sta collaborando attualmente con i ministri della sanità di nove paesi africani, per costruire un piano sanitario nazionale che si basi sui principi comuni della qualità e della gratuità. Questo piano costerebbe 250 milioni di dollari, pari a otto ore di guerra in Iraq. Basterebbe che i soldati presenti in Iraq prendessero un solo giorno di riposo. Io mi aspetto questo dai potenti, che riflettano su quanto poco basterebbere per risolvere le tragedie più gravi dell’umanità. Invece c’è una totale insensibilità.

Il 4 luglio a Vicenza sarà una grande giornata per dire no al Dal Molin.

Io sarò con voi.

domenica 28 giugno 2009



sabato 27 giugno 2009

"Aiutaci a combattere la guerra ad armi pari"

martedì 16 giugno 2009

La guerra dei bambini - Pappagalli Verdi

(visione consigliata ad un pubblico adulto)

Ogni volta che vedo immagini come quelle proposte da questo video mi viene una grande voglia di fuggire lontano dove la realtà non è raggiungibile. E' un tempo infinito che allontano immediatamente. Torno e devo comunicare per condividere la mia rabbia, impotente di fronte a tanto orrore, ma nella certezza o almeno speranza che un giorno tutto ciò non si ripeta. Se questo è l'essere umano io non lo sono, ma mi sento libero e quindi dico le cose come stanno, come non ce le fanno mai vedere e come non vogliamo che ce le dicano o facciano vedere. Dalla mia coscienza accetto le uniche imposizioni.

TUTTI A VICENZA IL 4 LUGLIO





Nella Valle del Sacco persistono industrie che partecipano direttamente con le loro produzioni alle occupazioni militari. Colleferro è militarizzata dal 1912 e ciò ha permesso il terrorismo ambientale che viviamo nel nome del decreto regio n. 1161 dell'11 Luglio 1941. Andiamo a Vicenza il 4 Luglio e facciamo sentire l'Eco della Valle nel nome della riconquista e dell'indipendenza dei territori dai costruttori di morte.




sabato 6 giugno 2009

RaiNews24 - Terra Esplosiva
(di Elisa Marincola e Flaviano Masella)

La Simmel Difesa Spa di Colleferro, che a fine 2004 ha oscurato il proprio catalogo on-line contenente diversi modelli di queste armi, continua a presentare nelle fiere di armamenti componenti di cluster. Le cariche modulari per proiettili da 155mm utilizzabili anche per i BCR (Bomblets Cargo Round) contenenti 63 sub-munizioni risultano ancora in essere nella tipologia di armamenti prodotti dalla Simmel Difesa. Si rammenta che il triangolo di cooperazione Italia-Germania-Israele permette oggi alla IMI israeliana (azienda di armamenti) di avere in catalogo la stessa tipologia di cluster bombs e che Israele non ha firmato il trattato internazionale per la messa al bando di tali armamenti. Israele il 13 Maggio 2009 ha consegnato ai peacekeeper delle Nazioni Unite le mappe dei luoghi in cui in Libano ha lanciato le cluster bomb, le cosiddette bombe a grappolo, durante il conflitto del 2006 con i guerriglieri di Hezbollah.

mercoledì 3 giugno 2009

C'è un industria che non conosce crisi ed è quella degli
armamenti; ma solo nei fatturati.

C'è un made in Italy che non conosce crisi. Un'industria fiorente, competitiva e assai apprezzata dai mercati esteri, il cui fatturato quest'anno è letteralmente schizzato alle stelle. Dall'ultimo rapporto della Presidenza del Consiglio sulle esportazioni, importazioni e transito dei materiali d’armamento emerge che nel 2008, ad esempio, i pagamenti autorizzati (su commesse, va precisato, anche degli anni precedenti) hanno avuto un incremento di valore pari al 222% rispetto al 2007, passando da 1.329.810.000 euro a 4.285.010.000. In particolare, vale la pena soffermarsi sul valore delle esportazioni definitive, per le quali è previsto il corrispettivo regolamento finanziario pari a 3.046.103.844,95 euro, mentre nel 2007 l'importo ammontava a 2.369.006.383 euro. Rispetto al 2007, si è avuto un incremento del valore delle autorizzazioni alle esportazioni, al netto delle "operazioni Intergovernative", pari al 28,58% (contro il l 9,4% dell’anno precedente). Ed è proprio in questa fetta di autorizzazioni fuori dalle produzioni dirette degli Stati che si annidano le consegne più 'problematiche' del business.Ma di quali problematicità si tratta, se in Italia la legge che stabilisce i confini legali delle transazioni internazionali d'armi (legge 185, 1990) vieta le esportazioni di armi ai Paesi belligeranti, a quelli i cui governi siano responsabili di accertate violazioni dei diritti umani e ai governi che destinano al proprio bilancio militare risorse eccedenti le esigenze di difesa del paese? L'anello debole della normativa, peraltro assai scrupolosa, risiede nei paesi che vengono ritenuti idonei agli acquisti: una decisione presa con somma indulgenza da organi delle Nazioni Unite o dell’Unione Europea.Succede pertanto, in modo assolutamente lecito, che il principale destinatario di armamenti italiani sia la Turchia, che con oltre 1 miliardo di euro si aggiudica da sola, nel 2008, una fetta di quasi il 36% delle autorizzazioni, nonostante l'ultimo rapporto di Amnesty International denunci il Paese mediorientale per continue violazioni dei diritti umani. Viene esclusa dalla lista dei Paesi sotto embargo Onu o Ue anche la Cina, che esegue in media 22 condanne a morte al giorno (dati Amnesty) e continua la dura repressione delle minoranze etniche. E che dire delle armi a firma italiana esportate con imparziale par condicio contemporaneamente in India e Pakistan, anch'essi ritenuti paesi "non belligeranti"? Anche Israele risulta estraneo ai conflitti. A Tel Aviv sono destinate infatti aerei, armi, sistemi d'arma ad energia diretta, tecnologie e altro materiale parabellico per quasi 1,9 milioni di euro. Nel Sud del mondo, l'Africa "spara" italiano. La parte del leone la fa l’Africa del Nord, in particolare svettano le cifre delle commesse con l’amico Gheddafi, per un valore complessivo superiore ai 93 milioni di euro. Subito dopo si collocano l'Algeria e altri paesi dell'Africa Subsahariana, come la Nigeria e il Kenya, squassati da anni di guerriglia. La Tabella 15 del Rapporto pubblicato sul sito del Governo è estremamente precisa: paese acquirente, valore delle autorizzazioni alla vendita, descrizione del prodotto (aeromobili, siluri, razzi, missili e accessori, armi di calibro uguale o inferiore a mm 12,7; munizioni, ecc.). goroso codice etico, messo a punto con l'aiuto di alcune associazioni non governative.

(Fonte: Virgilio)

L'industria militare nel Lazio
•Il Lazio è una delle regioni italiane di maggiore rilevanza per presenza di attività industriale militare con oltre 46 aziende, specializzate in un’ampia gamma di tecnologie e servizi del comparto, e con circa 19.000 addetti.
•Il territorio regionale vede la presenza di molte imprese legate al comparto sia in quanto appartenenti al settore per la costruzione di aeromobili e veicoli spaziali, sia in quanto produttrici di software e sistemi informatici, sia in quanto produttrici di armi.
•Nella zona della Valle del Sacco, troviamo a Colleferro la Simmel Difesa (armi e munizioni), Avio spazio (per la propulsione aerospaziale) e più a sud nella provincia di Frosinone Agusta Westland (elicotteri).

L'industria militare in Europa
•In Europa nel settore industriale militare tra il 1993 e il 2003 sono stati cancellati 750 mila posti di lavoro (da un milione e 522 mila a 772 mila).
• La riduzione percentuale del numero di occupati dal 1993 al 2003, nell'industria della difesa, oscilla intorno al 30 % della Francia e Svezia, a circa il 50 % di Germania, Italia e Regno Unito, al 60 % di Polonia e Spagna fino a quasi il 70 % della Bulgaria (per limitarci ai 7 paesi principali).

Prospettive Europee
Tutti gli studi e analisi del settore convergono nel prevedere nel prossimo futuro una nuova riduzione degli occupati pari al 30%, per effetto sia di acquisizioni e fusioni, sia di razionalizzazioni impiantistiche, tecnologiche, di prodotto-mercato, ma anche di delocalizzazioni produttive in paesi low-cost.

(Fonte: Gianni Alioti-FIM Cisl)








L'industria Bellica a Colleferro
(ver. 1.1 - Aprile 2009)


Questo documento è la sintesi di un lavoro di ricerche sull'industria di armamenti di Colleferro. Una prima versione è stata pubblicata da Peacelink nel Febbraio 2007 ed è l'unico documento di approfondimento attualmente circolante. C'è da ricordare che l'inquinamento da Betaesaclorocicloesano è derivante dagli scarti di produzione della SNIA BPD, azienda madre dal 1912. La SNIA BPD è stato il primo polverificio in Italia.

martedì 2 giugno 2009



Contributo per Novara 2 Giugno 2009 - No F35

Coordinamento Contro La Guerra Valle del Sacco




Il Coordinamento Contro La Guerra Valle del Sacco da tempo contribuisce a far comprendere che la guerra non è solo ciò che ci viene mostrato dalla minimalizzazione dei media nazionali, ma che il suo esistere dipende in misura determinante dalle "fabbriche della morte". Chiunque cerchi di trovare un significato logico alla GUERRA o alla mistificazione della parola stessa con “missioni di pace” può stare certo che attraverso il video fugherà ogni suo dubbio. La costruzione, la vendita e l’acquisto di armamenti ha effetti positivi solo per i bilanci delle società interessate e per i governi che tendono ad una folle corsa al riarmo dettata dall’inconsapevole apparenza di avere sistemi di difesa adeguati. Oggi i governi misurano la propria forza allineando armamenti e uomini lungo i propri confini tagliando risorse a sanità, istruzione, lavoro, stato sociale. Con il termine “capitalismo della distruzione” si identifica lo scenario messo in atto da alcuni soggetti che attraverso la circolazione di enormi capitali e l’applicazione di strategie economiche stanno già prospettando i futuri teatri di guerra. Noi dobbiamo fermare tutto ciò, cercando di non rimanere impassibili di fronte a chi vuole condizionarci ad arte imprimendoci sintomi di terrore e paura. E’ ora che la coscienza di ognuno di noi permetta, con agire comune, di riappropriarsi dei poteri decisionali non relegandoli più ad un ruolo secondario e riduttivo in cabina elettorale. E’ ora che il nostro fare si trasformi in un saper fare, in un agire consapevole, di costruzione per l’uomo e con l’uomo. La nostra non è utopia, ma speranza nel desiderio di vita dell’ essere umano.
(estratto da: "L'industria bellica a Colleferro")